• 15 Aprile 2024 10:14

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Venerdì dopo le Ceneri

Letture: Is 58,1-9; Sal 50; Mt 9,14-15

Riflessione biblica

“Verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno” (Mt 9,14-15). Riflettiamo un poco. Il digiuno è una delle tre opere buone richieste per vivere bene la quaresima: dominare il proprio io, ristabilire il giusto equilibrio interiore, dominare le passioni, fare regnare Dio nella nostra vita. Il digiuno è ricerca dell’unico necessario, a cui rapportare tutta la nostra vita e trovare la gioia nel Signore. È un modo di unirci a Gesù e stare con lui. In Gesù, anche noi facciamo esperienza di deserto e di tentazione, per questo ci uniamo a lui e diciamo: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). L’importante non è il digiuno come pratica ascetica di purificazione dei nostri bisogni personali o di estetismo: a questo ci pensano le diete più o meno ferree. Per noi, il digiuno è un lasciare che Gesù e la sua parola di verità, di giustizia e di santità operi nella nostra vita. È un cammino di trasformazione interiore, per essere in comunione con colui che ci libera dal male, ci purifica con la grazia, ci trasforma nell’amore. È crescere nello Spirito del Signore: “Il regno di Dio non è cibo o bevanda, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo, ricerca di ciò che porta alla pace e all’edificazione vicendevole” (Rom 14,17.19). Obbedienti allo Spirito, il digiuno è esercizio di edificazione nella carità: trattare con rispetto il prossimo, aiutarlo a liberarsi dalle sue manie e fragilità, condividere le proprie ricchezze materiali e spirituali con i fratelli più poveri (Is 58,6-7). Il digiuno è attenzione alla presenza del Signore tra noi: “Chi mangia, mangia per il Signore, dal momento che rende grazie a Dio; anche chi non mangia, se ne astiene per il Signore e rende grazie a Dio” (Rom 14,6). Il digiuno, infine, ci libera dal nostro eccessivo nutrizionismo, per essere docili all’azione dello Spirito e produrre il frutto dell’amore, che è gioia, pace e bontà (Gal 5,22).

Lettura esistenziale

“Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?” (Mt 9, 15). Così dicendo, Cristo rivela la sua identità di Messia, Sposo d’Israele, venuto per le nozze con il suo popolo. Quelli che lo riconoscono e lo accolgono con fede sono in festa. Egli però dovrà essere rifiutato e ucciso proprio dai suoi: in quel momento, durante la sua passione e la sua morte, verrà l’ora del lutto e del digiuno. La Quaresima, nel suo insieme costituisce un grande memoriale della passione del Signore, in preparazione alla Pasqua di Risurrezione. Durante questo periodo ci si astiene dal cantare l’alleluia e si è invitati a praticare forme opportune di rinuncia penitenziale. Possiamo domandarci quale valore e quale senso abbia per noi cristiani il privarci di un qualcosa che sarebbe in se stesso buono e utile per il nostro sostentamento. Le Sacre Scritture e tutta la tradizione cristiana insegnano che il digiuno è di grande aiuto per evitare il peccato e tutto ciò che ad esso induce. Per questo nella storia della salvezza ricorre più volte l’invito a digiunare.  Nel Nuovo Testamento, Gesù pone in luce la ragione profonda del digiuno, stigmatizzando l’atteggiamento dei farisei, i quali osservavano con scrupolo le prescrizioni imposte dalla legge, ma il loro cuore era lontano da Dio. Il vero digiuno, è piuttosto compiere la volontà del Padre celeste, il quale “vede nel segreto, e ti ricompenserà”. Scrive san Pietro Crisologo: “Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno, perciò chi prega digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica.”