• 19 Aprile 2024 16:35

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore

III Domenica del Tempo Ordinario

Letture: Gio 3,1-5.10; Sal 24; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

“Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio…”.  Sarebbe saggio cambiare aria, sarebbe più prudente andarsene, lasciar perdere, o anche tacere, no, Gesù non fa nulla di tutto ciò, rimane e dalla sua bocca escono non parole ma Parola. Parola che consola, che da Speranza, che scuote, che ci sveglia dal torpore, dall’indifferenza, che ci invita ad alzarci, ad abbandonare la staticità.

Il regno di Dio è vicino. Non perdere tempo, convertiti, credi ad una persona: Gesù. Assumi i suoi stessi sentimenti, conformati a Lui, non avere altri modelli se non lui. È ora di cambiare mentalità, è proprio questo che significa conversione. Abbandonare la logica umana: arrivismo, egoismo, egocentrismo, corsa per il primo posto, mormorazioni, calunnie… e dare voce a chi non ha voce, accogliere chi è in difficoltà ascoltandolo, regalandogli un sorriso, farlo sentire persona e soprattutto fratello.

Parola che prende il largo, che non si ferma nel centro di Gerusalemme, nel tempio, nelle grandi piazze o palazzi, ma va nelle periferie, invitandoci a fare lo stesso. E’ ora di uscire dalle nostra comodità e iniziare ad osare a vivere davvero il Vangelo mettendo da parte il ritualismo, il moralismo e una certa tradizione che non ha nulla a che vedere con lo stile misericordioso di un Dio che si fa carme e si mescola con i peccatori, ma crea solo distanza.

Questa Parola arriva nelle periferie del nostro cuore se siamo predisposti all’ascolto, se riusciamo ad aprire il nostro cuore colmo di preoccupazioni lecite e non lecite così come i nostri progetti che non sempre sono per il bene dei fratelli ma solo per il nostro interesse di emergere e sopraffare gli altri. Eppure la lieta notizia è che il Signore ci chiama per stare con Lui, per essere sua parola, e ci incontra li dove siamo, nei luoghi che normalmente frequentiamo o percorriamo, amandoci anche quando combiniamo cavolate.

Ci incontra e ci chiama nei luoghi impensabili e ci invita a lasciare le reti che spesso riassettiamo, cuciamo, ripariamo. Lasciare tutto ciò che ci lega, che ci rende schiavi: il giudizio degli altri, i sensi di colpa, il nostro narcisismo, l’immagine di noi stessi, le ansie da prestazione, i soldi, le relazioni famigliari possessive, l’apparire… anche gli affetti sapendoli ordinare e dargli il posto giusto, perché il primo posto è del Signore. Lasciare tutto per essere abitati dal Vangelo, per esercitare una paternità e fraternità verso gli altri, per condividere la bellezza di una proposta di amore disinteressato. Per diventare pescatori di umanità. Per tirare fuori tutta l’umanità che ci abita. E che abita gli altri attorno a noi, per donare speranza e gioia testimoniando il coraggio di vivere il Vangelo in un mondo che tende a chiudersi e ad alzare muri.

Non avere paura pulisci le tue reti, liberale e gettale perché – come cantava Bertoli – buona pesca ci sarà!

Buona domenica!