• 25 Maggio 2024 12:58

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Sabato della III settimana di Pasqua

Letture: At 9,31-42; Sal 115; Gv 6,60-69

Riflessione biblica

“Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” (Gv 6,60-69). Con lo slancio sincero di Pietro, sottoscriviamo le sue parole. Ma più che di slancio, c’è bisogno di discernimento sapienziale. Le parole di Gesù non hanno messo in crisi solo i discepoli del suo tempo o dei tempi passati, ma anche noi, spesso tentati dal luccichio delle varie mode. E i media del mondo propongono altre parole e altri modelli. La loro maschera cade subito e, sotto l’apparenza di un saggio realismo, ci accorgiamo della loro superficialità e falsità. Spesso ci affidiamo al buon senso, per discernere “ciò che è buono, gradito a Dio e perfetto” (Rom 12,2). E così la parola di Dio, che ci manifesta la sua volontà di salvezza, ci risulta dura, incomprensibile. E l’umano ha il sopravvento sul divino. Ma non è così che entriamo in relazione con Gesù e il suo progetto di salvezza. Non con il discernimento secondo la prudenza umana, ma solo con l’obbedienza allo Spirito di Dio” supereremo le prove della vita: “Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, non secondo la lettera, ma secondo lo Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita” (2Cor 3,5-6). Facciamoci guidare dallo Spirito di Dio: “È lo Spirito che dà vita”. È lui che ci fa comprendere che solo seguendo Gesù, prendendo ogni giorno la nostra Croce e lasciandoci istruire dalla sua sapienza, il cuore è illuminato da Cristo, nostra luce, nostra pace, nostro amore. Solo nello Spirito, comprenderemo la forza vitale del “mangiare il corpo e sangue” di Gesù e avere la pienezza della vita. Guidati dallo Spirito, sappiamo che non mangiamo il corpo del Gesù terreno, ma quello del Figlio di Dio, che, colmo dello Spirito, ci nutre con cibo celeste che dà la vita nuova.

Lettura esistenziale

“Vedendo che molti dei suoi discepoli se ne andavano, Gesù si rivolse agli Apostoli dicendo: «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6, 67). Come in altri casi, è Pietro a rispondere a nome dei Dodici: “Signore, da chi andremo?” Anche noi possiamo chiederci: da chi andremo?  “Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6, 68-69). Sant’Agostino così commenta: «Vedete come Pietro, per grazia di Dio, per ispirazione dello Spirito Santo, ha capito? Perché ha capito? Perché ha creduto. Tu hai parole di vita eterna. Tu ci dai la vita eterna offrendoci il tuo corpo e il tuo sangue. E noi abbiamo creduto e conosciuto. Non dice: abbiamo conosciuto e poi creduto, ma abbiamo creduto e poi conosciuto. Abbiamo creduto per poter conoscere; se, infatti, avessimo voluto conoscere prima di credere, non saremmo riusciti né a conoscere né a credere. Che cosa abbiamo creduto e che cosa abbiamo conosciuto? Che tu sei il Cristo Figlio di Dio, cioè che tu sei la stessa vita eterna, e nella carne e nel sangue ci dai ciò che tu stesso sei». Gesù sapeva che anche tra i dodici Apostoli c’era uno che non credeva: Giuda. Anche Giuda avrebbe potuto andarsene, come fecero molti discepoli; anzi, avrebbe forse dovuto andarsene, se fosse stato onesto. Invece rimase con Gesù. Rimase non per fede, non per amore, ma con il segreto proposito di vendicarsi del Maestro. Perché? Perché Giuda era deluso nelle sue aspettative sul Messia. Giuda era uno zelota, e voleva un Messia vincente, che guidasse una rivolta contro i Romani. Gesù aveva deluso queste attese. Il problema è che Giuda non se ne andò, e la sua colpa più grave fu la falsità, che è il marchio del diavolo. Per questo Gesù disse ai Dodici: «Uno di voi è un diavolo!» (Gv 6, 70). Il Signore ci conceda di vivere sempre nella verità e nella trasparenza, con Lui e con tutti.