Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
Giovedì della XX settimana del Tempo Ordinario
Letture: Gdc 11,29-39; Sal 39; Mt 22,1-14
Riflessione biblica
“Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!” (Mt 22,1-14).
Il banchetto, a cui Dio ci invita, è quello messianico: “Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati” (Is 25,6). È banchetto di salvezza, perché il Signore vuole tutti salvi: “Si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza” (Is 25,9). In tutti i tempi, Dio ha invitato gli uomini ad entrare in comunione con lui: “Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da man-giare. Ma il mio popolo è duro a convertirsi: chiamato a guardare in alto, nessuno sa sollevare lo sguardo” (Os 11,4.7). E non solo il popolo ebraico, ma tutti i popoli egli ha invitato: “Dio, per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso gente meritevole di misericordia, da lui predisposta alla gloria, cioè verso di noi, che egli ha chiamato non solo tra i Giudei ma anche tra i pagani. Esattamente come dice Osea: Chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo e mia amata quella che non era l’amata” (Rom 9,23-25).
Una cosa sola è richiesta per entrare al banchetto: “la veste nuziale della fede”. E tale fede ci apre al banchetto della parola: “perché i tuoi figli, che hai amato, o Signore, imparassero che non le diverse specie di frutti nutrono l’uomo, ma la tua parola tiene in vita coloro che credono in te” (Sap 16,26). Di più: “Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore, cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo” (Rom 10,8). Ma la parola trova il suo adempimento perfetto nel banchetto eucaristico, che ci dona la vita: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,54-56)
Lettura esistenziale
“Il regno dei cieli è simile a un Re, che fece una festa di nozze per suo figlio” (Mt 22, 2). Il nostro Dio, il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, talvolta ci è stato erroneamente presentato come un Dio burbero, adirato, incollerito contro questa umanità e pronto a distruggerla per i peccati che vi si commettono. Niente di più falso. Al contrario il nostro Dio è il Dio della gioia, non quella superficiale, quella apparente, ma quella profonda, quella vera.
Spesso nel Vangelo, Gesù ci descrive il Padre come Uno che organizza feste e banchetti e il regno dei Cieli viene paragonato ad un Re che fa una festa di nozze per suo figlio. Dio sa rallegrarsi e festeggiare per uno solo dei Suoi figli che si ravvede e dalla via della perdizione cui si era incamminato, si pente e cambia vita. Proprio come è narrato nella nota parabola del figlio prodigo. In essa, Gesù ci presenta Dio come un Padre che non si dà mai per vinto, fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto con la compassione e la misericordia.
Nelle parabole dedicate alla misericordia, Dio viene sempre presentato come colmo di gioia, soprattutto quando perdona. In esse troviamo il nucleo del Vangelo e della nostra fede, perché la misericordia è presentata come la forza che tutto vince, che riempie il cuore di amore e che consola con il perdono.
Carissimi Fratelli e Sorelle, ho una grande gioia nel cuore e come vorrei comunicarla a tutti: Dio ci ama! Questa grande notizia Egli non ce l’ha mandata a dire con un angelo, ma è venuto Lui stesso a comunicarcela, facendosi uomo e morendo in Croce per noi. “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati” (Rom 8, 35.37).
Rallegriamoci, dunque, esultiamo e rendiamo grazie a Dio. Dalla gioia e dall’amore che ci anima, si riconosca il nostro essere cristiani.
