• 21 Aprile 2024 0:17

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Un promemoria per Natale

di Nicola Antonazzo – “Non sai che è Natale? Non hai ricevuto il promemoria?”, Questa breve battuta tratta dal film il Presidente, con M. Douglas, segna in modo chiaro il passaggio di un confine. Il Natale sembra ormai un giorno come un altro  se non  fosse per il calendario o per le vacanze che stanno lì a ricordarcelo. Siamo ormai confinati nel nostro piccolo vissuto racchiuso tutto in un piccolo schermo che quasi facciamo fatica ad alzare lo sguardo e a riconoscere il mondo, quel mondo che, come diceva una vecchia canzone, non si è fermato mai un momento.

In questo senso ci viene in aiuto un personaggio presente in quasi tutti i presepi allestiti nelle nostre case, lì dove si trova ancora spazio per una capanna con una piccola famiglia: ù maravigghiatu da rutta. Un semplice uomo, senza nessun altro ruolo se non quello di stare lì davanti alla grotta a contemplare quel l’infinitamente piccolo che cambierà le sorti del mondo.  Il pastore della meraviglia (Niniello lo sbantuso nella tradizione pugliese)  il meravigliato, ci ricorda il mistero profondo del natale: lasciarsi stupire.

Storditi dalle luci che inondano le nostre  strade dimentichiamo di guardare in alto alla ricerca di una luce diversa. Abbiamo perso la capacità di meravigliarci, di provare stupore davanti allo spettacolo meraviglioso della nostra quotidianità. Abbiamo bisogno di addobbi e luci artificiali per rischiarare la nebbia che avvolge la nostra vita, quella stessa nebbia che ci impedisce di provare stupore nei piccoli e banali miracoli di ogni giorno. Nulla ci incanta e tutto ci distrae, concentriamo la nostra attenzione su tutto finendo per non vedere nulla: il sorriso di nostro figlio, la voce di nostra madre, il saluto di un amico, il pianto silenzioso di chi è nell’abisso della solitudine. In una società dove tutto è touch, non ci tocca più nulla. Tutto sembra scorrere senza senso e senza una metà.

Il poeta Lawrence racconta che  un giorno ci fu un gran trambusto all’interno del presepe. Le statuine iniziarono a prendersela con il pastorello soprannominato  “incantato”, perché, a differenza di tutti gli altri, se ne stava lì, davanti alla grotta, con le mani vuote, senza alcun dono da portare a Gesù. Incominciarono a mormorare e a domandargli: “Non ti vergogni? Vieni a trovare il bambinello  e non porti niente?”.

Incantato, però, rimaneva in silenzio, non rispondeva: era completamente assorto nel guardare il Bambino. Ma le lamentele degli altri pastorelli  iniziarono a farsi più pressanti.

Dovette intervenire Maria, la mamma di Gesù: “Incantato non viene a mani vuote. Guardate: porta la sua meraviglia, il suo stupore! L’amore di Dio, fatto bambino piccolissimo, lo incanta”. Tutti compresero e la mamma di Gesù concluse: “Il mondo sarà meraviglioso quando gli uomini, come Incantato, saranno capaci di stupirsi. Capite? Dio per amore nostro si è fatto come noi, per farci come lui!” L’estasiato, il rapito, l’incantato, il pastore che non ha niente tra le mani, ma reca la cosa più importante: lo stupore. Mentre gli altri pastori sono tutti con le mani impegnate, l’estasiato adopera le mani per esprimere lo stupore. In un Natale carico di cose, u maravigghiatu ci ricorda che sarebbe meglio lasciar perdere per un po’ i pesi ingombranti che ci portiamo da un angolo all’altro e riscoprire la bellezza delle mani libere.

Il prete/poeta pronzato sosteneva che: “La capacità di stupirci, di recuperare la semplicità dello sguardo di fronte a un Dio che, con la sua venuta, dimostra di non essere ancora stanco degli uomini, penso ci aiuterà anche a guardare il mondo e le persone con occhi nuovi, ammirati, occhi di figli di Dio”.

Auguriamoci,tutti quanti, in questi giorni di bocche piene di cibo, di rimanere a bocca aperta davanti al Mistero e riscoprire la capacità di stupirci.