• 19 Aprile 2024 17:08

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Martedì della Settimana Santa

Letture: Is 49,1-6; Sal 70; Gv 13,21-33.36-38

Riflessione biblica

“Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà” (Gv 13,21-33.36-38). È inutile chiedersi: chi è? È meglio guardarsi dal cadere: “Vigila su te stesso, per non cadere anche tu in tentazione” (Gal 6,1). C’è il tradimento di Giuda, che si fece travolgere dall’ingordigia del denaro: “Quanto volete darmi perché io ve lo consegni? E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo” (Mt 26,15-16). Uscì Giuda dal Cenacolo, dalla comunione con Gesù: “E fu notte” (Gv 13,30). Non basta il rimorso: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente” e neppure di “gettare le monete nel tempio” (Mt 27,3-4). C’è bisogno di un serio pentimento. Per questo, è stato più umile Pietro: anche lui tradì Gesù, ma a differenza di Giuda, “pianse amaramente” (Lc 22,61). Generoso a parole: “Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!” (Gv 13,37). Fragile nei fatti: “Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo? Egli rispose: Non lo sono” (Gv 18,17.25-27). C’è il tradimento dei discepoli, che si turbarono, ma non trovarono di meglio che sospettarsi a vicenda, dimenticando la parola di Gesù: “Con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.” (Mt 7,2). Anzi, fecero di peggio: “Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono” (Mc 14,50). Non c’è da meravigliarsi, ma da imparare e affidarsi alla misericordia di Dio: “Beato l’uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano” (Gc 1,12). Vigiliamo e amiamo, perché “Dio è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere” (1Cor 10,13). E con Pietro poter rispondere: “Si, Signore, io ti amo”

Lettura esistenziale

“Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire” (Gv 13, 33). Gesù sta ormai dirigendosi a grandi passi verso la sua “ora”, l’ora in cui verserà il Suo Sangue preziosissimo per redimerci dal peccato e dalla morte eterna, pagando al posto nostro. È una delle poche volte in cui Gesù, rivolgendosi ai suoi discepoli, li chiama “figlioli”. Il momento è drammatico, il Signore sa bene a cosa sta andando incontro: tradimento da parte di uno dei suoi Apostoli, flagellazione, derisione, coronazione di spine, crocifissione e morte. In circostanze simili e anche di gran lunga inferiori come sofferenza, molti di noi si sarebbero ripiegati su se stessi, lasciandosi dominare completamente dalla paura, dalla preoccupazione e dall’ansia, del resto legittime. Gesù, invece si rivolge ai suoi discepoli con una tenerezza infinita, chiamandoli “Figlioli”, al pari di una madre che, anche sul letto di morte, non pensa a se stessa, ma ai propri figli che ricolma di amore e di attenzioni e ai quali cerca di infondere coraggio. La tenerezza è una squisita manifestazione dell’amore. È la capacità di esprimere l’amore nelle piccole cose, nell’umile gesto di un sorriso, di un abbraccio, di un bacio, di un fiore, di un bicchiere di acqua “fresca”, come sottolinea con tenera delicatezza Gesù nel Vangelo (Mt 10, 42). Questo Vangelo mi fa pensare alle tantissime persone che soffrono di depressione. Questa malattia che porta a ripiegarsi su di sé, si può vincere con l’antidoto opposto: uscendo da se stessi per donarsi agli altri, ponendo al centro della propria vita non il proprio io, ma l’altro. Soprattutto l’Altro con la lettera maiuscola, cioè Dio, ma anche l’altro con la lettera minuscola, cioè il mio prossimo, proprio colui e colei che mi stanno accanto.