• 20 Aprile 2024 10:14

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Lunedi della II settimana del Tempo Ordinario

Letture: 1Sam 15,16-23; Sal 49; Mc 2,18-22

Riflessione biblica

“Vino nuovo in otri nuovi” (Mc 2,18-22). Con queste parole, Gesù va subito al cuore della questione: non siamo cristiani perché digiuniamo o frequentiamo la Messa; siamo cristiani perché crediamo che Gesù è in noi e in mezzo a noi. Egli rende la nostra vita una novità perenne: “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove” (2Cor 5,17). Anzi, produce in noi una triplice novità: siamo passati dalla legge al Vangelo, dall’esteriorità all’interiorità nello Spirito, dall’assenza alla presenza di Gesù, il Messia di Dio. La novità del Vangelo: ognuno di noi, “divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52). Anzi, “ci siamo svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e abbiamo  rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che ci ha creato” (Col 3,9-10). In Gesù, Dio si fa presente a noi; nella sua parola ci libera dai condizionamenti della legge, nella fede ci rende obbedienti alla volontà di Dio, nell’amore ci fa attuare il suo progetto di salvezza. Il primato dell’interiorità: non è questione di praticare il digiuno o altre regole, ma di avere “un cuore nuovo e uno spirito nuovo”: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio Spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi” (Ez 36,26-27). La presenza di Gesù in noi: rinnovati dallo Spirito, non digiuniamo, per sentirci meglio o per sentirci purificati dai peccati, ma digiuniamo per essere in comunione con Gesù ed agire secondo il suo progetto di amore. E l’amore di Gesù ci trasfigura se ci lasciamo penetrare dalla sua gioia, ci rende “pacifici” se la sua pace dimora in noi, ci libera dal nostro egoismo se rimaniamo nel suo amore.

Lettura esistenziale

“Nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!” (Mc 2, 22). È sempre attuale il pericolo di imprigionare la libertà dello spirito nella rigidità della lettera e delle tradizioni, dimenticando la volontà di Dio. Il Vangelo non paralizza la vita dell’uomo, al contrario fornisce le ali per volare più in alto, dà la sensazione di respirare l’aria libera e pulita della montagna. Di solito chi cerca, invano, di conciliare la vecchia mentalità con la novità evangelica comunica un senso di pesantezza e di tedio, riempiendo la vita propria e altrui di paletti e divieti che, piuttosto che promuovere l’umanità, invece la mortificano. L’uomo non può vivere senza regole, queste garantiscono un certo ordine e una certa disciplina, ma esse sono valide in quanto veicolano dei valori, se si svuotano di questi, non hanno più senso. Ora, la persona è per Dio il valore sommo, non si può sacrificare il bene della persona per salvaguardare delle norme, che sono state istituite per essere a servizio dell’uomo. Quando si è troppo attaccati alle norme, rinnegando lo spirito che le anime, si assume un atteggiamento rigido e paralizzante che rende privi anche del comune buon senso. Nel brano evangelico odierno Gesù ci indica la gioia come il segno che ci rivela se siamo schiavi del legalismo o se, invece, viviamo nella libertà dello Spirito. Non dobbiamo mai dimenticare che Dio è il promotore della nostra gioia, non è Colui che spegne, bensì Colui che accende il sorriso sul nostro volto. Il Vangelo ci chiede di essere, noi stessi, il vino nuovo che spande il profumo dello Spirito Santo, generando negli altri la voglia di partecipare al banchetto nuziale imbandito dallo Sposo divino.