“Chi spara allo Zen o a Monreale, all’Albergheria o all’Olivella, a Borgo Nuovo o a Borgo Vecchio, è un balordo, è un nulla, un meschino, un fifone, un codardo che si vuole mettere in mostra per guadagnare visibilità e incutere timore ostentando la forza delle armi e il potere dei ‘piccioli’ frutto di traffici illeciti e criminali. Cambiate vita se no sarete solo dei perdenti. Dei falliti. Dei fuggiaschi che non possono venire alla luce del sole. Siete costretti a vagare nella notte. Siete sagome, ombre gonfiate”.
Lo ha detto l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, nella messa per l’Epifania celebrata nella parrocchia di San Filippo Neri allo Zen di Palermo che era piena di persone.
“Solo il Dio che si è fatto Bambino dalla parte dei bambini, è l’Onnipotente. Che mette paura agli Erodi fantocci, di ieri e di oggi – ha aggiunto – A voi, come a tutte le vostre star di riferimento che si sono spente nel più amaro isolamento grazie all’energia sempre nuova dello Stato e delle sue Istituzioni. Essere qui oggi per nessuno può essere una passerella. È un’assunzione definitiva di responsabilità. Da parte di tutti noi, a cominciare dal vescovo di questa città. A maggior ragione per chi si professa cristiano, di Cristo. Facciamo ancora in tempo a uscire se non fossero queste le intenzioni che ci hanno spinto a renderci presenti a questa liturgia dell’Epifania del Signore, della sua Manifestazione a tutte le genti. Siamo qui anche come cittadini e cittadine, per prendere posizione a favore della città. Per prendere posizione per lo Zen. Tutta Palermo, tutti e tutte che la abitiamo”.
“Allo Zen però si spara anche perché tutti abbiamo responsabilità. Tutti. Perché lo Zen è frutto di scelte precise.
A cominciare dall’abbandono in atto dell’esercizio della democrazia partecipativa. Ne è un segnale puntuale la massiccia mancata partecipazione al voto. Frutto di una politica di ieri e di oggi che ha creato e mantiene quartieri ghetto. Che non si pensa come servizio affinché tutti i cittadini siano destinatari dei diritti costituzionali. Frutto di una politica che non si pensa dal basso, a partire dai più poveri. Che non dà la parola ai poveri, che si fa strada servendosi dei poveri. Che concentra poteri e privilegi, quando non è anche connivente con organizzazioni mafiose” ha detto ancora l’arcivescovo.
Per Lorefice la politica “cerca i primi posti, senza frequentare i vicoli e le case delle periferie, se non in tempo di elezioni. Abbiamo creato noi i quartieri ghetto. Abbiamo permesso noi lo scempio, qui accanto a questa chiesa di San Filippo Neri: l’aborto di una piazza – luogo di incontro dei cittadini – diventato da decenni mondezzaio a servizio della malavita organizzata, spazio della bruttezza che rende bruti”.
