Oltre 200 le persone, allo Zen a Palermo, stanno prendendo parte al sit-in convocato dalle associazioni del quartiere di fronte la parrocchia San Filippo Neri, il cui portone nei giorni scorsi è stato danneggiato da alcuni colpi di arma da fuoco.
“Una volta spenti i riflettori adesso bisogna sbracciarsi – dice il parroco, don Giovanni Giannalia – Spero che quanto successo sia servito. Non vogliamo e non possiamo fermarci, dobbiamo andare avanti per tutto quello che è accaduto. Stasera lo Zen c’è”. Al sit in partecipano anche il presidente della commissione regionale Antimafia Antonello Cracolici, l’assessore del comune di Palermo Fabrizio Ferrandelli, il parlamentare nazionale del Pd Giuseppe Provenzano, vari deputati regionali, consiglieri comunali e di circoscrizione, rappresentanti di numerosi partiti.
“Non dobbiamo creare muri – spiega Cracolici – ma è intollerabile che davanti la scuola del quartiere la luce non funzioni. Se lo Zen è un’emergenza, allora in emergenza va garantita l’illuminazione pubblica. Al Comune di Palermo serve anche un ufficio unico che si occupi del quartiere”. I Presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, a margine della celebrazione eucaristica che l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, presiede nella parrocchia San Filippo Neri del quartiere Zen di Palermo ha detto: “Allo Zen c’è bisogno di lavoro, di contrastare la disperazione scolastica, di stare vicini ai giovani. Bisogna contrastare la diffusione delle sostanze stupefacenti. Le istituzioni e le associazioni stanno provando a dare risposte ma non è facile”.
Allo Zen nei giorni scorsi sono stati esplosi più volte colpi di arma da fuoco contro la parrocchia di San Filippo Neri, e dal quartiere palermitano venivano i giovani che hanno innescato la sparatoria in cui sono stati uccisi tre giovani a Monreale nell’aprile scorso e dello Zen è Gaetano Maranzano il giovane accusato di aver ucciso con un colpo di pistola alla testa Paolo Taormina, 21 anni, proprietario di un pub a Palermo, nell’ottobre scorso. Nei giorni scorsi è balzato all’attenzione degli investigatori un video pubblicato su TikTok in cui alcuni giovani brandivano pistole e un fucile sparando in aria.
