Commento di Suor Cristiana Scandura
Venerdì della III settimana di Pasqua
Letture: At 9,1-20 Sal 116 Gv 6,52-59
“Come può costui darci la sua carne da mangiare?” (Gv 6,52).
“Mistero della fede!”. Con questa espressione pronunciata immediatamente dopo le parole della consacrazione, il sacerdote proclama il mistero celebrato e manifesta il suo stupore di fronte alla conversione sostanziale del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore Gesù, una realtà che supera ogni comprensione umana.
Nel dialogo di Gesù con Nicodemo, troviamo un’espressione illuminante a questo proposito: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Queste parole mostrano la radice del dono di Dio. Gesù nell’Eucaristia dà non «qualche cosa» ma Se stesso; egli offre il suo corpo e versa il suo sangue. In tal modo dona la totalità della propria esistenza, rivelando la fonte originaria di questo amore. Egli è l’eterno Figlio donatoci dal Padre.
Nel Vangelo ascoltiamo ancora Gesù che, dopo aver sfamato la moltitudine con la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ai suoi interlocutori che lo avevano seguito fino alla sinagoga di Cafarnao, dice: «Il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo» (Gv 6,32-33), ed arriva ad identificare Se stesso, la propria carne e il proprio sangue, con quel pane: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51). Gesù si manifesta così come il pane della vita, che Dio Padre dona agli uomini.
La fede della Chiesa è essenzialmente fede eucaristica e si alimenta in modo particolare alla mensa dell’Eucaristia. La fede e i Sacramenti sono due aspetti complementari della vita del cristiano. Suscitata dall’annuncio della Parola di Dio, la fede è nutrita e cresce nell’incontro di grazia con il Signore Risorto che si realizza nei Sacramenti.
