Commento di Fra Giuseppe Maggiore
Battesimo del Signore (A)
Letture: Is 42,1-4.6-7 Sal 28 At 10,34-38 Mt 3,13-17
Giovanni il Battista, l’uomo duro, forte, solitario, l’uomo che non deve chiedere mai, come direbbe una vecchia pubblicità, l’uomo che vive il deserto, che si ciba di cose strane, che ha una moda tutta sua, proprio lui che non ha peli sulla lingua e che denuncia al popolo il rapporto illecito di Erode con Erodiade, e richiama tutti a penitenza dando fastidio alle autorità, si proprio lui, Giovanni, entra in confusione con Gesù. Lui che ha urlato un Messia giudice, un battesimo di fuoco, una scure da mettere alla radice degli alberi per bruciare quelli che non danno buoni frutti, si ritrova davanti il volto di un Uomo che si confonde nella folla composta da peccatori, da gente emarginata… da invisibili, per usare un linguaggio biblico, dagli anawim, i privilegiati da Dio. Un’immagine contrastante con l’immagine che Giovanni e il popolo di Israele aveva del Messia. Gesù con il capo chino avanza, uguale tra gli uguali, uno dei tanti
Giovani, lo vede, si ferma, non capisce e gli chiede: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?” Gesù non bada alla meritocrazia religiosa, ai privilegi che noi andiamo cercando per dimostrare di essere qualcuno. Gesù scende al livello dell’uomo, si fa solidale per venire incontro, per conoscere, per redimere, per salvare. Tutto gratuitamente, senza secondi fini, solo per amore.
Tutto questo è sconvolgente: com’è possibile? Non è l’uomo a dover cercare Dio?
La risposta di Gesù è semplice: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”.
Se consideriamo quello che sta succedendo nel mondo, guerre, violenze di ogni tipo, omicidi… viene spontaneo chiederci quale giustizia, anzi dov’è la giustizia. Una giustizia che non è punire qualcuno, ma amare indistintamente tutti, rendere libero chi è incatenato dalle proprie convinzioni, dai pregiudizi, dall’egoismo.
“Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua”.
Il battezzato non può rimanere immerso in luoghi sicuri, protetti, ma bisogna uscire. Un verbo molto caro a Papa Francesco. Uscire per dare voce a chi no ha voce per paura di ricatti provenienti dalla politica, dalla società, da chi non vuole che si cambi nulla. La scelta di Cristo deve essere la scelta di ogni cristiano, chiamato ad immergersi in Cristo ed avere i suoi stessi sentimenti di apertura all’altro. Cristo immergendosi nell’acqua con coloro che erano considerati peccatori e impuri si immerge nella solitudine di ognuno di noi, nelle nostre fragilità e debolezze, standoci vicino in ogni circostanza… anche nel peccato.
“Ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento»”.
Per lui si aprirono i cieli, ma non solo per lui perché in lui e con lui tutta l’umanità scopre la comunione d’amore col Padre e lo Spirito Santo che discende non verso, ma sopra di lui. L’opera che Gesù sta iniziando è comunione col Padre, manifestazione della potenza nello Spirito Santo. (Cantini)
Questo ci serva di insegnamento ogni qualvolta decidiamo arbitrariamente senza consultare la Comunità, la Fraternità o l’associazione di cui facciamo parte.
Il Figlio che era presso il Padre, è il Suo volto. Un volto che esprime misericordia, che esprime tenerezza. Il motivo perché il Padre lo ama e si compiace di lui.
Ogni tanto servirebbe ricordarci cosa significa essere battezzati.
Come scrive Curtaz, Gesù svela il volto di un Dio che esce a cercare la pecora persa, che attende il ritorno del figlio spendaccione; che si ferma nella casa di Zaccheo, che banchetta con i peccatori, che non giudica la peccatrice pubblica, che porge l’altra guancia, che non spegne il lucignolo fumigante, né spezza la canna incrinata, che fa festa per ogni peccatore che si converte, che muore – infine – pronunciando parole di perdono.
Buona domenica del Battesimo del Signore!
