Trent’anni possono sembrare un numero. In realtà, per il Progetto Policoro, sono una trama di storie, cooperative nate quasi in silenzio, giovani accompagnati uno ad uno, territori che hanno provato a risollevarsi puntando sui talenti e non sulle lamentele. A Roma, dal 20 al 22 febbraio, questo cammino è stato celebrato e rilanciato con l’iniziativa “Benedetto lavoro. Trent’anni di Progetto Policoro in Italia”, promossa dalla CEI attraverso l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, il Servizio Nazionale per la pastorale giovanile e Caritas Italiana.
Il convegno inaugurale ha offerto uno sguardo ampio su un’esperienza ecclesiale che, dal 1995, ha scelto di affrontare la questione del lavoro giovanile non solo come emergenza economica, ma come nodo culturale e spirituale. Il lavoro non come semplice occupazione, ma come luogo di dignità, responsabilità, costruzione di comunità.
In questo orizzonte nazionale si inserisce con forza l’esperienza della diocesi di Catania. In un territorio segnato da profonde fragilità economiche, da un alto tasso di disoccupazione giovanile e da un’emigrazione costante verso il Nord Italia o l’estero, Policoro ha rappresentato negli anni una presenza discreta ma tenace. Un punto di riferimento per giovani (e non) che cercano orientamento e qualcuno che dica: “proviamoci insieme”.
A Catania, il Progetto Policoro si è sviluppato intrecciando relazioni con parrocchie, associazioni, cooperative, realtà del terzo settore e mondo imprenditoriale. L’accompagnamento non si è limitato alla consulenza tecnica, ma ha puntato sulla formazione integrale. Non solo competenze professionali ma anche consapevolezza civica, senso etico del lavoro, capacità di fare rete. In un contesto dove spesso il lavoro è percepito come precario o inaccessibile.
Il momento più intenso delle giornate romane è stato l’incontro con il Papa Leone nella Sala Clementina. Un’udienza che ha restituito il senso profondo del cammino compiuto: la Chiesa che sceglie di stare accanto ai giovani non con parole astratte, ma sostenendo percorsi concreti di autonomia e responsabilità. L’arcivescovo Luigi Renna, presente all’udienza assieme alla delegazione, ha dichiarato: «L’incontro del papa con i giovani di Policoro è stato una conferma dell’amore e della premura della Chiesa per il futuro del Paese, puntando sui talenti di quanti, da trenta anni si prodigano per rigenerare i nostri territori». Un passaggio che, per la Chiesa catanese, suona come un mandato chiaro: continuare a investire sui giovani non come destinatari di assistenza, ma come protagonisti di sviluppo.
Nel pomeriggio di sabato, i laboratori tematici su “Lavoro e inclusione”, “Lavoro e disabilità”, “Lavoro e scuola”, “Lavoro e cooperazione” e “Politiche attive per il lavoro” hanno aperto spazi di confronto concreto. Temi che interpellano direttamente anche Catania.
Per la realtà etnea, la sfida dei prossimi anni sarà quella di consolidare e ampliare queste traiettorie. Rafforzare i percorsi di accompagnamento all’autoimprenditorialità, sostenere la nascita di nuove cooperative, promuovere una cultura del lavoro che non sia fondata sull’individualismo ma sulla corresponsabilità.
C’è poi una dimensione culturale che Policoro, anche a Catania, è chiamato a custodire. In un tempo in cui molti giovani percepiscono il futuro come incerto, l’esperienza trentennale dimostra che è possibile generare processi duraturi. Non soluzioni immediate, ma percorsi pazienti. Non promesse facili, ma alleanze solide.
