Commento di Suor Cristiana Scandura
Lunedì della IV settimana di Quaresima
Letture: Is 65,17-21; Sal 29; Gv 4,43-54
“«Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive»” (Gv 4,49s).
Nel Vangelo odierno Gesù ci insegna come bisogna credere. Mentre Egli si trovava in Galilea, un funzionario del Re, che aveva un figlio gravemente malato, lo raggiunge per supplicarlo di operare la guarigione del proprio bambino. Con un tono un po’ seccato, Gesù gli risponde con un’amara constatazione: “Se non vedete segni e prodigi, voi non credete”, mentre non dovrebbe essere così. Poiché però il funzionario insiste nella sua richiesta, il Signore gli dice semplicemente una parola: “Va’, tuo figlio vive”.
Senza vedere nessun segno, né alcun prodigio, l’uomo crede nella parola di Gesù e ritorna a casa, trovando il figlio perfettamente guarito, così come gli stessi servi gli avevano annunziato andandogli incontro. Per il funzionario del re credere significa fidarsi e affidarsi ad una Parola che lo incoraggia a sperare. Così è per ciascuno di noi: la fede è un cammino appoggiato ad una Parola. Questo è il vero miracolo della fede; credere senza nessun’altra garanzia che non sia la Parola di Gesù.
Credere significa avere la certezza che la Parola di Cristo compirà ciò che annunzia, come afferma il Profeta Isaia: “Così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55,11).
