Lunedì 13 aprile 2026, presso il Santuario Maria Santissima dei Miracoli in Mistretta, è stata celebrata la Santa Messa presieduta dal vescovo di Cefalù mons. Giuseppe Marciante, con la concelebrazione dei sacerdoti e dei fedeli del vicariato.
La celebrazione ha concluso il programma della peregrinatio della reliquia del beato Rosario Livatino, collocata per l’occasione al primo intercolumnio destro, accanto all’altare. All’arrivo a Mistretta il vescovo Marciante ha visitato il Cimitero Monumentale insieme a don Michele Giordano e Santino Cristaudo, recandosi presso la sepoltura di due suoi antenati sacerdoti: il sac. prof. Giuseppe Marciante (1833-1915) e il sac. Antonino Marciante (1884-1966).
Dopo un momento di preghiera, il presule si è poi recato al Santuario per la celebrazione eucaristica dove erano presenti numerosi sacerdoti, tra questi: don Carmelo Lipari (Castel di Lucio), don Calogero Calanni (Santo Stefano di Camastra), don Angelo Parisi (Tusa), don Giovanni Lapin (Mistretta), don Pippo Giordano (missionario oblato), don Nicola Testa (Reitano), don Francesco Vaccaro (Motta d’Affermo), don Rino Lauricella Ninotta (direttore del Centro per il Culto e la Liturgia dell’Arcidiocesi di Agrigento), don Saverio Jojo (vice parroco di Santa Lucia in Mistretta), don Carmelo Scalisi (Caronia) e don Michele Giordano (arciprete di Mistretta).
Durante l’omelia, il Vescovo Marciante ha richiamato il valore della testimonianza cristiana e civile del beato Livatino, soffermandosi in particolar modo sul legame profondo tra fede, giustizia e impegno sociale. Ripercorrendo anche alcuni momenti storici legati all’incontro tra san Giovanni Paolo II e i genitori del magistrato, il presule ha sottolineato come quelle parole e quel gesto abbiano contribuito a far nascere un forte messaggio di conversione e di impegno contro la mafia.
Il vescovo ha poi ricordato le stagioni più drammatiche della violenza mafiosa in Sicilia, dagli attentati degli anni ’90 fino agli omicidi che hanno segnato la storia recente dell’Isola, ribadendo la necessità di non abbassare la guardia. In tal senso, uno dei passaggi centrali dell’omelia è stato il forte richiamo alla vera identità della nostra terra: “La Sicilia non è soltanto terra di mafia, ma anche terra di santi e di testimoni di giustizia”, ha affermato Marciante, ricordando come il beato Livatino rappresenti quindi un esempio luminoso per le nuove generazioni.
Il vescovo ha sottolineato come Livatino sia “uno di noi”, un giovane magistrato che ha saputo incarnare ideali evangelici di giustizia, verità e bene comune, opponendosi con coraggio alla logica mafiosa del potere e della violenza. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema dello spopolamento dei piccoli centri siciliani e alla necessità di offrire ai giovani reali opportunità di vita e di lavoro, affinché non siano costretti ad abbandonare la propria terra. Il vescovo Giuseppe ha poi ricordato come il messaggio del beato Livatino continui a interpellare la Chiesa e la società, chiamate a raccogliere la sua eredità morale e spirituale: “Il magistrato – ha sottolineato – ha saputo trasformare la propria vita in testimonianza, opponendo alla logica dello scambio quella del dono, fino a diventare segno profetico di libertà e giustizia”.
Infine, un forte appello alla responsabilità collettiva: le comunità cristiane sono chiamate a non limitarsi alla memoria, ma a tradurre l’eredità dei martiri della giustizia in scelte concrete di legalità, solidarietà e impegno civile. “Il sangue dei martiri – ha ricordato il vescovo – è seme di nuovi cittadini onesti e di una nuova cultura di legalità”.
La celebrazione si è quind conclusa con un invito a ripartire insieme, come comunità ecclesiale e civile, per costruire un’azione condivisa di contrasto alla criminalità organizzata e per rafforzare la cultura della legalità, soprattutto tra le nuove generazioni.
Fonte; il cefalino – Salvatore Varzi)
