• 16 Giugno 2026 1:00

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Il Papa: «I poveri sono le prime vittime dei corrotti e dei prepotenti»

Papa Leone XIV non ha dubbi: la povertà aumenta anche a causa dell’odierna perdita del senso della trascendenza. Una perdita che non ha la forma della negazione dell’esistenza di Dio, ma che si manifesta nella mancanza di considerazione «della sua bontà e misericordia per la costruzione della giustizia personale e sociale». Ignorare il volto amorevole di Dio, come riferimento nelle scelte personali, sociali e politiche, infatti, «pone le persone non più una accanto all’altra nel rispetto reciproco, ma una sopra l’altra nel segno del dominio e della sopraffazione». E di questa dinamica i primi a farne le spese sono proprio gli ultimi, i poveri, gli emarginati. Il monito del Pontefice arriva dal Messaggio per la decima Giornata mondiale del povero che si celebrerà il prossimo 15 novembre e che ha come tema “Il Signore è il rifugio del povero”, tratta da un versetto del Salmo 14.
L’allontanamento da Dio e dallo ostile che egli stesso ha testimoniato nella vicenda di Cristo scegliendo, attraverso di lui, di farsi rifugio per l’umanità, specie la più emarginata, secondo il Pontefice alimenta «una dissacrante logica di prevaricazione e di scarto che emargina e umilia. In questa condizione si trovano non solo singole persone, ma intere popolazioni». E oggi, il grido di giustizia dei poveri «viene spento con molteplici tecniche, sempre più subdole, fino a rendere afono ogni loro sforzo di fare udire le proprie richieste. L’ambiente digitale radicalizza il pregiudizio nei loro riguardi e accresce la cortina di indifferenza che circonda le loro cause». Eppure proprio i poveri portano al mondo un messaggio fondamentale, non solo per la Chiesa: «Il povero – sottolinea Prevost – sa riconoscere più di altri l’essenziale, perché vive dell’essenziale. Più simile di tutti a Cristo, riconosce Dio come proprio rifugio anche quando le circostanze sembrano smentirlo, ed è colmo di speranza per la sua giustizia, che non tarda a manifestarsi».
I poveri dei nostri giorni, continua il Papa, «sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane». A loro resta davvero il rifugio promesso da Dio e da qui l’auspicio: «Possano costoro incontrare il Figlio di Dio, che a tutti si fa prossimo senza trascurare nessuno». Un incontro che dovrebbe avvenire prima di tutto «in coloro che si dicono cristiani». E in questo incontro, auspica ancora il Pontefice, appaia chiaro che «all’ossessione di quanti accumulano ricchezze solo per sé, si oppone l’ostinazione di Dio che, nella testimonianza di persone in carne e ossa, apre il cuore e accoglie nel suo amore».
Ecco perché alla Chiesa è affidata una missione fondamentale: «In Cristo siamo chiamati dunque anche noi a diventare poveri e a farci rifugio per il povero – nota il Papa -. La comunità cristiana non può rimanere insensibile davanti ai tanti che oggi sono alla porta e rimangono invisibili a quanti stanno chiusi tra le proprie mura. La Chiesa, per sua stessa natura, è chiamata ad essere povera e rifugio per i poveri». E la Giornata mondiale, per la comunità cristiana, deve essere anche occasione per farsi un esame di coscienza e porsi alcuni precisi interrogativi: «Siamo segno di un Dio che è rifugio per i poveri? Abbiamo coscienza della nostra povertà e la preferiamo all’ingiusta ricchezza? Arriviamo là dove si trovano i poveri, sperimentando la loro marginalità? Ne ascoltiamo i pensieri e ne condividiamo le attese? Ne pronunciamo nomi con tenerezza divina? La nostra carità riattiva e sostiene in loro il desiderio di giustizia e di riscatto?».
Infine, ricordando l’esempio di san Francesco (di cui quest’anno si celebrano gli otto secoli dalla morte), Leone XIV invita i cristiani a «testimoniare che è possibile, anche oggi, sperimentare la medesima letizia nel mettersi nei panni dei poveri e nell’ascoltarli anziché soltanto parlare di loro».
(fonte Avvenire)