Commento a cura di Fra Giuseppe Maggiore
San Felice da Cantalice
Letture: At 19,1-8 Sal 67 Gv 16,29-33
“Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me”
Gli apostoli credono di avere capito, sono convinti di avere finalmente capito tutto. Gesù ha appena lasciato il cenacolo e si sta avviando alla propria morte. Il suo discorso è lungo, emana calore, è una specie di testamento in cui riassume il proprio messaggio a tratti difficile e ostico da comprendere. Loro pensano di aver capito, ma da li a poco succede di tutto: Giuda si alza e va via, per poi tornare e tradire il Maestro che viene arrestato e loro, gli apostoli rischiano di essere anche loro presi, ma scappano… sono travolti dalla paura, si scontrano con i loro limiti, la propria debolezza. Sperimentano anche loro la solitudine e l’abbandono.
Anche a noi, purtroppo, succede così: quando pensiamo di aver capito, quando siamo sicuri di avere fatto dei progressi nella vita interiore, nel cammino spirituale, ci scontriamo inesorabilmente con i nostri limiti. Per diventare cristiani veri serve un lungo cammino, serve attraversare la notte oscura consapevoli che non siamo mai soli. E ‘ necessario cercare, scrutare, camminare nella strada del vangelo, consapevoli che le prove della vita possono rimettere tutto in discussione. Gesù ci insegna che non siamo soli, egli il Cristo risorto sarà per sempre con noi.
Con umiltà invochiamo il dono dello Spirito Santo che ci aiuti a non sentirci mai definitivamente arrivati nella fede.
