di Roberto Puglisi – Caro Biagio, sei morto tante volte, per rinascere, e vivrai per sempre. Come quando scegliesti quello che volevi essere: l’ultimo tra gli ultimi, lasciando una casa sicura e cominciando un viaggio interminabile, sotto le stelle e i cieli, per le vie del mondo. E chissà quanto deve essere stato forte l’amore che, dopo i suoi dilemmi, ha accettato quella decisione. Tu sei diventato Biagio Conte anche perché figlio, fratello e amico di persone che ti hanno amato, senza domande, né condizioni. Caro Biagio, in quante occasioni sei morto e rinato. Ora sarai eterno.
Ti uccideva l’indifferenza delle persone. Quel passare accanto al dolore senza vederlo. No, non vedevamo le lacrime, né i fagotti sul ciglio delle strada, con sembianze umane che sporgevano da lembi sdruciti. Non sentivamo il freddo nelle ossa di chi dorme all’addiaccio, né i crampi allo stomaco della fame vera che non sarà mai appetito. E poi sei arrivato tu, con il tuo sguardo dolce e severo, con i tuoi occhi di cielo. Ed è stato nel tuo riflesso che, finalmente, ci siamo accorti dei respiri ai margini, delle coperte strappate, di quanto morda il gelo per chi non può coprirsi. Per qualcuno, coloro che ti hanno seguito, sei stato un traguardo irrinunciabile e radicale. Ma anche chi non ha cambiato tutto, è cambiato in molto.Miracoli, sì, umanissimi. Li abbiamo visti, nei giorni scorsi, alla Missione. Ci sono state riconciliazioni al tuo capezzale. Ci sono state persone che si sono incontrate di nuovo, dopo anni. E si sono parlate. E c’è stato – questo il prodigio supremo – un profumo di gioia, nell’incedere del dolore. Come se essere lì, con te, in quei momenti, fosse il pegno dello stare insieme e non lasciarsi più.
