Commento di Suor Cristiana Scandura
Sabato della VI settimana di Pasqua
Letture: At 18,23-28 Sal 46 Gv 16,23-28
“In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16,23s).
Queste parole di Gesù sono molto preziose perché esprimono la vera relazione tra Dio e uomo, e rispondono ad una domanda che molti si pongono: è lecito, nella preghiera che rivolgiamo a Dio, esprimere i nostri bisogni oppure ci dobbiamo limitare alla preghiera di lode e di adorazione? Gesù ci rivela che Dio è Padre e come tale ha a cuore i bisogni dei suoi figli.
Nella preghiera del Padre Nostro, Gesù ci ha insegnato a chiedere tutto ciò di cui abbiamo veramente bisogno, dal Regno di Dio fino al pane quotidiano. Questa preghiera fondamentale è così l’indicatore di ciò che dobbiamo chiedere. La preghiera è la relazione vivente dei figli di Dio con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito Santo.
La vita di preghiera consiste nel vivere abitualmente alla presenza del Dio tre volte Santo e in comunione con lui. Tale comunione di vita è sempre possibile, perché, mediante il Battesimo, siamo diventati una cosa sola con Cristo. Per la preghiera cristiana non c’è altra via che Cristo. La nostra preghiera, sia essa comunitaria o personale, vocale o interiore, giunge al Padre soltanto se preghiamo «nel Nome» di Gesù.
