• 21 Aprile 2024 1:46

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

San Nicola

Letture: Is 25,6-10; Salmo 22; Mt 15,29-37

Riflessione biblica

“Sento compassione per la folla” (Mt 15,29-37). Due segni ci sono proposti, entrambi mostrano la grande misericordia di Gesù verso coloro che soffrono e hanno bisogno di aiuto. “Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; ed egli li guarì” (Mt 15,29). Gesù è il Messia promesso da Dio, venuto per “portare ai poveri il lieto annuncio, proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; rimettere in libertà gli oppressi, proclamare l’anno di grazia del Signore” (Lc 4,18-19). La sua opera è quella propria del “Servo di Jahwé”, solidale con noi, fino “a caricarsi delle nostre sofferenze e addossarsi i nostri dolori” (Is 53,4). E la solidarietà di Gesù va oltre: “Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino” (Mt 15,32). E lui, si è fatto nostro cibo che ci sostiene nel cammino di fede: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51). Nutriamoci di Gesù, e impariamo da lui ad essere solidale con il nostro prossimo, con quella sollecitudine affettuosa di chi cerca soluzioni per andare incontro a chi soffre: “Come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa. Non dico questo per darvi un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerità del vostro amore con la premura verso gli altri” (2Cor 8,7-8). E la nostra premura sia concreta: “Se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,17-18). Anzi, ricordiamoci della parola di Gesù: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

Lettura esistenziale

“Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi ed egli li guarì” (Mt 15, 30). La folla che circonda Gesù non è composta da persone che non hanno problemi, al contrario è una folla di gente che fa fatica a vivere, che non riesce a camminare speditamente, che fa difficoltà a fidarsi, ad amare, ad essere costante in qualcosa. Spesso si tratta di persone che hanno smarrito il senso della propria vita. Gesù è praticamente circondato da noi. La Chiesa non è un popolo di perfetti, ma raccoglie al suo interno persone povere, in cammino. Siamo noi questi zoppi, storpi, ciechi di cui parla il Vangelo di oggi. Ed è proprio a noi che Gesù rivolge la Sua forza e ci guarisce. È proprio questa la buona notizia del Vangelo! Gesù è principio di guarigione per ognuno di noi, ci basta ricorrere a Lui con fiducia, riconoscendo la nostra fragilità e debolezza, nella consapevolezza che nessuno può bastare a se stesso. Prendendo sul serio il bisogno dei discepoli, Gesù compie il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci servendosi del poco che hanno. Allo stesso modo Gesù compie miracoli nella nostra vita con quel poco di forza, di fede e di impegno che abbiamo, chiedendoci però di metterli a Sua disposizione perché Lui li moltiplichi.