• 21 Aprile 2024 1:47

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Da 800 anni le stimmate di Francesco «medicina» per le ferite del mondo

A volte, di fronte a segni soprannaturali che coinvolgono l’esistenza di un santo, si può correre il rischio di disincarnarli e di proiettarli fuori dal tempo e dallo spazio. Se però si approfondisce la biografia (lontana da una certa agiografia, che rischia di portarci fuori strada), ci rendiamo conto che ogni segno prodigioso nella vita di una donna o di un uomo di Dio non è mai disgiunto dall’esperienza esistenziale che sta vivendo. Fu così per Francesco d’Assisi nel settembre 1224, quando «nel crudo sasso intra Tevero e Arno da Cristo prese l’ultimo sigillo, che le sue membra due anni portarno». È così che Dante, nella Commedia, con poche, puntuali pennellate poetiche descrive le stimmate che si impressero sul corpo del Poverello d’Assisi.

Sono passati otto secoli da quell’evento e una sua rilettura è utile per coglierne tutto il senso e tutto il valore. È questo che la grande famiglia francescana, composta di religiosi, religiose, laici intende fare domani, proprio nel santuario in provincia e diocesi di Arezzo, aprendo il centenario delle stimmate. Un anno che si incastona nel più ampio percorso che la Famiglia francescana ha inaugurato nell’anno appena trascorso, ricordando gli otto secoli dalla approvazione della Regola bollata (29 novembre 1223) e dalla realizzazione, da parte di Francesco, del primo presepe, a Greccio, e che si concluderà nel 2026, quando saranno ricordati gli otto secoli dalla morte del patrono d’Italia.

Mentre, dunque, la Chiesa ci fa vivere il tempo liturgico del Natale per meditare e guardare «con gli occhi della carne», come desiderò il Poverello, l’umiltà di Dio, si staglia, dentro questo mistero dell’incarnazione, l’altro mistero: quello di un Dio che muore sulla croce per salvare ogni uomo di ogni epoca. Quando Francesco, nel settembre 1224, salì sul monte della Verna, era un uomo ferito. Profondamente ferito. La stesura della Regola aveva in qualche modo sfibrato il suo cuore: avvertiva la distanza tra lui e gran parte della fraternità e sentiva che quella Regola non gli apparteneva del tutto. Per questo aveva scelto di fare un passo indietro lasciando la guida dell’Ordine. Era come se avvertisse, infatti, che tutto ciò che aveva intuito nel periodo della sua conversione e che lo aveva portato ad abbracciare il Vangelo «sine glossa», si fosse deformato. «Chi sono io? E chi sei Tu?» fu la domanda che Francesco portò con sé salendo a La Verna, monte che gli era stato donato da un nobile amico. Si era ritirato lì per fare di nuovo esperienza intima di Dio. Capiva, infatti, che doveva prima di ogni altra cosa sintonizzarsi di nuovo sulle frequenze dell’Amore non amato per poter tornare a vivere la fraternità. Ed è in quel clima di preghiera sofferta, che Francesco chiese a Cristo di poter sperimentare sulla sua carne un poco di quei patimenti che Egli soffrì per noi. E Gesù, che ascolta la sincerità del cuore, realizzò il desiderio di Francesco. Nei giorni intorno alla festa dell’Esaltazione della Croce, il Poverello ricevette l’apparizione di un serafino alato, che lo «ferì» con la «potenza» dell’Amore. Da Greccio a La Verna, dunque, Francesco passa dal «vedere con gli occhi della carne» allo «sperimentare nella carne».

Non a caso, «Dalle ferite la vita nuova» è il titolo scelto dalla famiglia francescana della Toscana per celebrare l’ottavo centenario delle stimmate. Il desiderio, infatti, è di riflettere su come per ciascun credente la ferita, la fragilità, la «miseria» interiore, perfino la sofferenza possano diventare feritoie attraverso le quali scorgere un nuovo inizio. Per Francesco fu così. Salito a La Verna portando nel cuore la domanda angosciata «Chi sono io? Chi sei Tu?», ne discese con una risposta che si fa preghiera: «Tu sei bellezza, tu sei mansuetudine, tu sei umiltà, tu sei pazienza». Sono le Lodi di Dio Altissimo, una preghiera che vibra tutto l’amore di un innamorato, che contempla nel profondo il suo Dio e Signore.

«Il messaggio che scaturisce dall’esperienza della Verna è parola di guarigione e speranza per tutti gli uomini, che può essere nuovamente consegnata a un mondo segnato da tensioni, divisioni e guerre, ma anche da desiderio di vita e futuro», dice fra Matteo Brena, coordinatore della Commissione regionale, che da mesi sta lavorando alla preparazione del centenario. Ad aprirlo solennemente, domani alle 11, saranno i ministri generali delle famiglie francescane del Prim’Ordine e tutte le componenti francescane, nella Basilica del santuario. La cerimonia si concluderà nella cappella delle stimmate dopo una breve processione. Saranno presenti, fra gli altri, il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro Andrea Migliavacca; il sindaco di Firenze Dario Nardella, col gonfalone del Comune; il sindaco di Chiusi della Verna Giampaolo Tellini e altre autorità istituzionali. Sarà assicurata la diretta streaming (su diversi siti: centenarifrancescani.org; www.youtube.com/@ofmcaptvwww.mariatv.it/tsdtv). «Francesco – commenta fra Livio Crisci, ministro provinciale dei frati minori della Toscana, che hanno in custodia il santuario della Verna – come nel natale del 1223 volle rappresentare il presepe per vedere “con gli occhi del corpo” l’amore di Dio incarnato nel Bambinello, così nel settembre 1224 volle sentire un po’ di quel dolore che Cristo patì sulla croce per salvare l’umanità. Da Betlemme al Calvario è l’itinerario che come francescani ci apprestiamo a compiere per celebrare, dopo gli otto secoli dal primo presepe, otto secoli da quell’evento prodigioso che fu l’impressione delle stimmate sul corpo del Poverello d’Assisi».

Sempre domani sarà inaugurato anche il percorso privo di barriere architettoniche. Si tratta del secondo camminamento, dopo quello aperto lo scorso 23 agosto, che consentirà a persone con diversa abilità di poter raggiungere la cappella delle stimmate. Quello di domani è solo il primo evento. Fino al 17 settembre 2024, infatti, la famiglia francescana di Toscana promuoverà numerose iniziative tra La Verna, Firenze e il territorio toscano, per riscoprire e attualizzare il messaggio che arriva dall’esperienza di Francesco sul sacro monte. Tra i momenti più attesi, «Francesco live», che ad aprile porterà nel capoluogo toscano, per tre giorni, centinaia di giovani da tutta Italia.

(fonte Avvenire)