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Fratel Biagio Conte è ancora qui, a sei mesi dalla sua scomparsa causata da un male inesorabile, il 12 gennaio scorso. Il missionario laico che ha dedicato un’intera vita ai poveri è presente nell’amore delle persone che si inerpicano lungo la salita della “Cittadella del povero e della speranza” in via Decollati, a Palermo, nella chiesa in cui riposa. Arrivano in tanti, si accostano alla tomba incastonata nel muro, pregano, sfiorano l’immagine dell’uomo sorridente, con il proverbiale saio, e mandano baci. Il posto di Biagio è caratterizzato da una lastra di marmo verde, con un mosaico, dono di Giovanni Leonardo Damigella di Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, che l’ha realizzata con i giovani della cooperativa “Pietrangolare”.

Biagio è qui, nell’affetto e nelle parole dell’arcivescovo, mons. Corrado Lorefice, alla vigilia del Festino di Santa Rosalia, la Santuzza che salvò la città dalla peste. «Pino Puglisi e Biagio Conte, come Rosalia – ha detto – sono scesi in campo per questo, perché testimoni di un Dio che scende in campo». Il carro trionfale del corteo viene assemblato qui, alla Cittadella, nel segno di una integrazione con chi non ha nulla, ma spera in tutto.

Nell’imminenza dello scoccare dei sei mesi, ci sono preghiere, bisbigli e benedizioni. La tomba è vegliata dai “fratelli” che hanno punteggiato una bellissima storia. Dice Agostino, seduto a pochi metri da quel sorriso: «Biagio era davvero un fratello per me. Stava malissimo e seppe che io ero ricoverato in ospedale con la polmonite. Mi telefonò per chiedermi come stavo». Sono tutti racconti di una vicinanza che nemmeno la morte ha cancellato. Don Pino Vitrano ha camminato per una esistenza intera con il missionario laico, adesso è lui a reggere l’opera di solidarietà e ha indossato il saio verde che è la bandiera gentile di una scommessa vinta. «Lo sento accanto a me – dice don Pino –. Come quando hai bisogno di una presenza e l’avverti subito. Noi non spendevamo molti discorsi, ci intendevamo perfettamente. Andavamo insieme verso una direzione. Sono tanti i segni provvidenziali che ci legano a Fratel Biagio, non solo materialmente, pure nelle persone che il Signore ci ha donato. Di lui mi ha sempre colpito il coraggio di testimoniare il Vangelo davanti a tutti. Ci ha insegnato che dobbiamo ricambiare il male con il bene ed è qui, con noi».

Francesco Russo, il medico della Missione dei poveri, conobbe l’uomo con il saio, nell’occasione di una visita all’Università: «Conservo il bigliettino che distribuì in facoltà – racconta –. Come dimenticarlo? C’era scritto: “Ciao, sono un pellegrino, ma soprattutto sono un discepolo di Gesù che ha da compiere una grande missione. Ognuno di noi deve compiere una grande missione, ogni professione deve svolgere un lavoro per il bene di tutti”».

La malattia è stata una prova durissima. «Non potrò mai dimenticare nemmeno il momento in cui il tumore si rivelò con una diagnosi che mise in ginocchio tutti. Io sono un medico, capivo la gravità della situazione. Abbiamo lottato e sperato e, sì, Biagio è qui, vicino a noi».

Don Maurizio Francoforte è il parroco di San Gaetano, a Brancaccio, la chiesa del Beato Puglisi. Anche lui è immerso in una battaglia contro lo stesso male del pellegrino di Palermo, protagonista di viaggi e lunghe settimane di meditazione. «Non mi sento orfano di Biagio – dice -. Anzi, lui è con me. Continuo a godere di quell’amicizia e di quella comunione che non mi fa percepire il vuoto. Ogni tanto, vado a pregare sulla sua tomba e avverto il rumore del suo sorriso. Chiacchieriamo insieme».

«Abbiamo parlato tanto in ospedale – racconta don Maurizio – e, nonostante tutto, con leggerezza, gioia e ironia, mentre affrontavamo la sofferenza e la cure. Sono stato malissimo. Ho pregato. Una notte, ho sognato Biagio e don Pino Puglisi. Le cose, per me, da allora, sono migliorate».

Nella Cittadella di via Decollati, in una domenica di luglio, qualcuno si spinge fino al confine, segnato da un grande crocifisso che abbraccia il cielo di Palermo. Ecco la stanza che ha visto la sofferenza e gli ultimi istanti di fratel Biagio. Un vivido profumo di fiori sale dal giardino che circonda il luogo e si aggiunge a una commozione profonda. Biagio Conte non è mai andato via.

(Fonte Avvenire – Roberto Puglisi)