• 21 Aprile 2024 1:29

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Mercoledì della I settimana del Tempo Ordinario

Letture: 1Sam 3,1-10.19-20; Sal 39; Mc 1,29-39

Riflessione biblica

“Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava” (Mc 1,29-39). Anche se a prima vista l’attività taumaturgica di Gesù sembra predominante, il cuore pulsante di essa sono la preghiera e la predicazione. Per Gesù, tutto ha inizio dalla preghiera. La misericordia di Gesù verso le nostre infermità nasce dalla sua intimità con il Padre delle misericordie: “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù” (Ef 2,4-5). Tale annotazione è preziosa per il nostro cammino spirituale: al mattino cominciamo la giornata pregando in Gesù e come Gesù. Imitiamo Gesù: tutte le nostre azioni abbiano il loro inizio in una preghiera intima, intensa che illumina le nostre giornate. Facciamo nostra la la preghiera della liturgia: “Ispira nella tua paterna bontà, o Signore, i pensieri e i propositi del tuo popolo in preghiera, perché veda ciò che deve fare e abbia la forza di compiere ciò che ha veduto” (Colletta della Messa). Prima di buttarci nel traffico superimpegnato del quotidiano, c’è bisogno di sintonizzarci con Dio nella preghiera nutrita dalla parola di Gesù, fonte del nostro pensare e agire. La preghiera, poi, ispiri il nostro annuncio del Vangelo: sia testimonianza a Colui che è la fonte del nostro pensare, sentire ed agire. “Al mattino”: eleviamo il pensiero a Dio e ci prepari ad affrontare le nostre attività in Gesù, con Gesù e per Gesù, ci renda docili alle ispirazioni dello Spirito per compiere tutto con una profonda pace interiore.

Lettura esistenziale

“E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea” (Mc 1, 29). Lasciata la sinagoga Gesù entra nella casa di Simone e qui “subito” (ricorre di nuovo questo avverbio), gli parlano della suocera di Simone che si trova a letto con la febbre. Sicuramente gliene parlano, mossi da affetto, per implorarne la guarigione, ma può darsi che lo facciano anche per giustificare il fatto che Gesù, ospite inatteso, abbia trovato un po’ di disordine in quella casa in cui la responsabile dei lavori era ammalata. “Noi siamo abituati a pensare la nostra vita spirituale come a un qualcosa che si svolge nel salotto buono, e noi ben vestiti e ordinati davanti a Dio. Crediamo che la realtà della vita nelle altre stanze, quella banale, quotidiana, accidentata, non sia adatta per Dio. E ci sbagliamo: Dio è innamorato di normalità. Cerca la nostra vita imperfetta per diventarvi lievito e sale e mano che solleva. Questo racconto di un miracolo dimesso, non vistoso, senza commenti da parte di Gesù, ci ispira a credere che il limite umano è lo spazio di Dio, il luogo dove atterra la sua potenza” (Ermes Ronchi). Appena guarita, la donna si mette subito a servire. La vita comincia a pulsare di nuovo in quella casa e diventa energia, entusiasmo, annuncio gioioso di quanto Gesù ha compiuto, tanto da coinvolgere “la città intera” che, dopo il tramonto del sole, si riunisce davanti alla porta della casa per presentare al Medico celeste, ferite da guarire ed accogliere misericordia e guarigione insieme.