• 15 Aprile 2024 11:19

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Sulla carta la riforma del settore dell’azzardo allo studio del governo dovrebbe garantire maggiormente i “giocatori” e ridurre i rischi derivanti da siti illegali e riciclaggio, recependo i principi vigenti in materia a livello europeo (tutela dei minori, prevenzione delle dipendenze, rapporti più chiari tra Stato e concessionari delle licenze). Ma nella pratica il decreto legislativo in cantiere potrebbe generare nuove opportunità per un business che nel 2023 ha indotto gli italiani a sperperare più di 150 miliardi euro. Una novità su tutti non convince, ovvero la scelta di “congelare” l’Osservatorio per il contrasto dell’azzardo attivo presso il ministero della Salute e travasarne le competenze nella nuova “Consulta permanente dei giochi pubblici”, prevista dal nuovo testo normativo che Palazzo Chigi sta mettendo a punto. Compito principale di questo nuovo organismo dovrebbe essere il monitoraggio completo delle attività, incluso quelle illecite e non autorizzate, e i relativi effetti dannosi sulla salute degli italiani.

Per una cautela, alquanto sospetta, la notizia choc resta pressoché velata. Nell’anno che si è appena concluso, il volume totale dei giochi d’azzardo nel 2023 ha superato la cifra di 150 miliardi di euro. Quaranta in più rispetto al 2019, quello che ha preceduto il biennio del Covid-19. Nell’online, il balzo è stato con cifre iperboliche: dai 36 miliardi e 388 milioni di euro, sempre della vigilia della pandemia, a oltre il doppio, ovvero 85. Davanti a un valore numerico tanto assurdo, gran parte delle persone colte e dell’opinione pubblica non ne rilevano le implicazioni elementari. Vi è, direbbe Leonardo Sciascia, un «eccesso di evidenza». E perciò la realtà rimane invisibile, pur presentando dimensioni assurde. Bisogna perciò scomporla nei tratti essenziali per aprire gli occhi davanti al mondo.

Un discernimento critico è necessario, perché in questo gennaio si adotteranno scelte legislative dalle conseguenze pesanti e a lungo termine, nell’ordine: per il milione e mezzo e oltre di azzardopatici, che fanno parte dell’universo dei consumatori abitudinari, cioè di almeno 5,1 milioni di persone, stimati nel 2018 dall’Istituto Superiore di Sanità. L’80 per cento delle perdite al gioco d’azzardo proviene da questa frazione di italiani.

Nelle settimane scorse il Consiglio dei ministri ha approvato il testo del decreto legislativo per un “riordino” dei giochi online, nel quadro della delega fiscale conferitagli dal Parlamento per tutto il complesso del mercato dell’azzardo. Al tema della distribuzione nello spazio fisico delle città dovrebbe provvedere un successivo Dpr. Perché questa divisione della materia in due tempi? In tal modo, separando le norme sul comparto del digitale, gli enti territoriali non potranno esprimere alcun parere – né vincolante né consultivo – nel merito. Le Regioni e i Comuni, infatti, che hanno emanato leggi e regolamenti per il distanziamento spaziale e temporale dei locali dell’azzardo dai luoghi sensibili (scuole, centri giovanili, servizi sanitari, oratori, palestre), come potrebbero avere voce nel dettare criteri e regole per il web? Non resterà loro che subirne le conseguenze certe e permanenti, che sono concrete (azzardopatie, dissesti familiari, devianze minorili, conflitti nelle famiglie…). L’esclusione appare priva di senso, giacché la “ratio” che ha mosso le amministrazioni regionali e locali a intervenire è stato l’impatto sociale, sanitario, economico e di sicurezza pubblica prodotto dall’azzardo. E dunque non fa granché differenza se le patologie siano derivate dalle slot-machine nelle sale di quartiere o dai casinò nel web.

Anche il ministero della Salute verrà messo in mora, giacché il suo organismo consultivo – l’Osservatorio sulla dipendenza da azzardo, deputato dal 2016 a valutare l’impatto sociale e sanitario – sarà sostituito dal ministro dell’Economia e delle Finanze con una cosiddetta “Consulta permanente dei giochi pubblici ammessi in Italia”, competente anche in tema di dipendenze e danni sanitari: valutati anche da concessionari e gestori dell’azzardo. È come se per misurare le conseguenze del tabagismo sulle malattie respiratorie, ci si avvalesse del punto di vista dei produttori di sigarette. O per regolare le patologie correlate all’alcol, si delegasse la materia ai produttori di vini e alle società che provvedono ai distillati superalcolici. Nel concludere i lavori nel dicembre del 2022 (ma non più reinsediato, nonostante gli atti già firmati per il triennio 2023-2026) l’Osservatorio aveva trasmesso al ministro un documento preciso per un assetto coerente della materia, costruito una gerarchia di valori istituzionali.

Il primo valore richiamato dall’Osservatorio è salute, secondo l’articolo 32 della Costituzione, e dunque l’obbligo dello Stato a tutelarne l’integrità. Segue, sempre nella gerarchia, il controllo della sicurezza pubblica, poiché l’azzardo induce a comportamenti criminali, e non solo delle associazioni mafiose. Segue, al terzo posto, il monopolio fiscale dello Stato, che è stabilito per contenere le condotte e non per stimolarle. Questo come si giustifica, nel comparto dei giochi online, quando da 85 miliardi lo Stato ricava l’1 per cento? Il quarto valore pubblico è la possibilità dell’attività di impresa, che ovviamente va subordinata ai precedenti tre principi. Se il decreto legislativo diventasse legge, avverrebbe un capovolgimento della sequenza.

(fonte Avvenire)