• 13 Aprile 2024 7:32

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Inviato tra i peccatori per mostrare il volto umano di Dio

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Sabato della I settimana del Tempo Ordinario

Letture:1Sam 9,1-4.10.17-19; 10,1; Sal 20; Mc 2,13-17

Riflessione biblica

“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mc 2,13-17). Quanta misericordia! Gesù ci spiazza con il suo atteggiamento verso i peccatori. Il nostro cristianesimo fariseggiante non sempre condivide tale condiscendenza di Gesù con i peccatori siamo pronti a giudicare e a condannare. Ma Gesù è stato mandato per i poveri, bisognosi di pane, di conforto e di perdono. E non vi è povertà più grande di quella del peccatore: in lui l’immagine dei figli di Dio è umiliata, calpestata e vilipesa. A differenza di noi, Gesù va in cerca del peccatore: “Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione” (Lc 15,7). Passa Gesù, quasi a caso, e vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì” (Mt 9,9-13). Poche parole, ma ci richiamano l’esperienza di una vita, quella di Levi-Matteo apostolo, segnata dalla chiamata di Gesù. “Gesù vide un uomo”: non vide un peccatore, ma un uomo bisognoso di misericordia; un uomo segnato dal suo mestiere di “gabelliere”, disprezzato, isolato, marchiato dal pregiudizio di “essere sfruttatore e peccatore”. “Seguimi”: una sola parola, ma stabilì un impegno per la vita. Conquistato dalla sua misericordia, subito seguì Gesù e da lui imparò “che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13). “Si alzò e lo seguì”: avvolto dalla misericordia di Gesù, si lasciò conquistare docilmente dal suo amore. Si alzò: non tentennò nella decisione, cambiò la direzione della sua vita, si attivò verso la salvezza. Lo seguì: comprese che Gesù è l’unica salvezza, rinnegò se stesso e il suo passato e dietro a Gesù imparò anche lui che solo la misericordia cambia l’uomo e il mondo. Pieno di gioia per la misericordia ricevuta, fece festa con Gesù, a cui non importava di essere chiamato “mangione e beone, amico di pubblicani e di peccatori” (Mt 11,19).

Lettura esistenziale

“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mc 2, 17). Levi, seduto al banco delle imposte, viene raggiunto da uno sguardo e da una chiamata inattesi, quelli di Gesù che lo invita a seguirlo. Lo sguardo di Cristo ha aperto un orizzonte nuovo nella vita di Levi, l’esattore delle tasse da tutti evitato per il suo odioso mestiere. E il cuore di Levi si riempie di gioia e di stupore che si manifestano nel fare una grande festa. Il nostro peccato e le nostre umane fragilità non bastano a scoraggiare Dio, che continua a scommettere su di noi, donandoci sempre l’opportunità di iniziare una vita nuova. Dio non ci ama perché lo meritiamo, ma perché Lui è Amore per essenza. Non ci ama perché siamo buoni, ma amandoci ci rende buoni. La Chiesa non è la comunità dei perfetti, o meglio di quelli che si credono tali, ma è la comunità di coloro che hanno incontrato lo sguardo pieno di tenerezza, di amore e di misericordia di Dio. Il Signore, che è venuto per i malati e non per i sani, ci liberi dalla presunzione di sentirci giusti e dal giudizio verso il prossimo.