• 19 Aprile 2024 17:36

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Palermo ricorda Biagio Conte, fratello degli ultimi: quattro giorni di iniziative

La tomba di fratel Biagio Conte (1963-2023), nella chiesa "Casa di Preghiera per tutti i popoli". Foto di Riccardo Rossi

Un anno fa si spegneva il missionario laico, fondatore della Missione di Speranza e Carità, oggi casa per centinaia di poveri e migranti in tutta la Sicilia, che ha pregato, digiunato e si è fatto pellegrino in tutta Europa per sensibilizzare cittadini e istituzioni all’impegno per la pace e all’attenzione ai più fragili. Stasera una Messa nella chiesa di via Decollati dove è sepolto, presieduta dall’arcivescovo Lorefice. Il ricordo di don Pino Vitrano e della giornalista Alessandra Turrisi

A fratel Biagio è stato dato “il triplice dono di vivere da povero, di vivere con i poveri e di vivere per i poveri”. Così l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice ricordava “l’uomo dal saio verde” nell’omelia del suo funerale, il 17 gennaio di un anno fa, aggiungendo che questo dono, il missionario laico Biagio Conte ha voluto viverlo soprattutto nella città siciliana che gli ha dato i natali, e dove “è ritornato dopo aver deciso, come Francesco d’Assisi, di abbandonare la casa di suo padre e ogni possesso terreno”. Questa sera, alle 17.30, ad un anno dalla sua “nascita in cielo” – come tutti nella Missione di Speranza e Carità definiscono quel 12 gennaio – fratel Biagio viene ricordato in una concelebrazione eucaristica nella chiesa “Casa di preghiera per tutti i popoli” di via Decollati, dove riposano le sue spoglie mortali.

La Messa nella “Casa di preghiera per tutti i popoli”

In questa “cattedrale dei poveri”, cuore della cittadella dell’accoglienza che è casa per centinaia di ultimi di Palermo, uno dei tanti miracoli della fede e della tenacia di fratel Biagio, di don Pino Vitrano e dei volontari della Missione, perché ricavata da un capannone fatiscente di un ex caserma dell’Aeronautica, concelebrano l’arcivescovo Lorefice e gli arcivescovi e vescovi siciliani. Alla destra dell’altare, la tomba di Biagio, piegato in pochi mesi da un tumore al colon poco prima dei 60 anni, malattia affrontata con la forza, la fede e la speranza con cui ha sempre vissuto. Sopra la semplice lastra di marmo verde, con un ovale a mosaico che riproduce il logo della Missione, la grande foto del suo volto sorridente e le sue mani aperte. Un “folle” in Cristo che è “gloria del laicato e di tutto l’amatissimo popolo palermitano” per il cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito, che lo ha accostato al beato don Pino Puglisi, “gloria del presbiterio palermitano”.

Un “piccolo servo inutile” dagli occhi azzurri illuminati dalla fede

Biagio Conte ha fondato opere di carità, è stato capace di smuovere le coscienze, ha pregato, digiunato e attraversato in  pellegrinaggio l’Italia e l’Europa intera, per sensibilizzare i cuori dei cittadini e delle istituzioni all’impegno per la pace, all’attenzione verso i più fragili, alla convivenza fra i popoli. Le sue battaglie non violente hanno lasciato un segno, un’eredità per la Chiesa e per la società. Oggi, quando a Palermo si dice “Biagio Conte” non si indica solo quel “piccolo servo inutile” dagli occhi azzurri illuminati dalla fede, ma anche un luogo di accoglienza per gli scartati della terra, un posto, più posti in tutta la Sicilia, luoghi abbandonati per decenni e oggi recuperati al servizio del territorio, in cui la speranza non muore, perché per tutti “c’è una seconda possibilità”, come amava dire fratel Biagio.

Quattro giorni di iniziative per ricordare fratel Biagio

Il missionario laico è stato ricordato, in questi giorni, a Godrano, il 10 gennaio, 40 chilometri a sud di Palermo, dove la Missione ha aperto un centro di accoglienza chiamato “Valle Porta della Speranza”, ai margini del bosco della Ficuzza, con l’inaugurazione di una cappella dedicata alla Madonna di Loreto – una celebrazione presieduta da don Pino Vitrano, “fratello” di fratel Biagio che con lui, nel 1993, ha fondato la Missione – e la piantumazione di alberi. L’11 gennaio, con una conferenza su “Carisma e spiritualità della Missione di Speranza e Carità” tenuta da don Giuseppe Buccellato e con una veglia, nella chiesa di via Decollati. E il 9 nella cattedrale di Palermo con al presentazione del libro “Ti posso chiamare fratello?”, delle Edizioni San Paolo, storia ed eredità spirituale di fratel Biagio, scritto dai giornalisti palermitani Alessandra Turrisi e Roberto Puglisi.

Don Pino: lo sento vicino, cammina ancora con noi

Nel volume, anche la testimonianza di don Pino Vitrano, 68 anni e una bella barba bianca, già salesiano, che conquistato dalla fede del ventinovenne Biagio sotto i portici della stazione di Palermo, non lo ha più lasciato, e il 5 maggio del 2023, a trent’anni dalla vestizione del missionario, ha indossato anche lui il saio verde oliva, come quello cucito dalla madre del suo “fratello”. Gli abbiamo chiesto di parlarci di questo anno di vita della Missione.

(fonte Vatican news)