Commento di Suor Cristiana Scandura
Sabato della VII settimana di Pasqua
Letture: At 28,16-20.30-31 Sal 10 Gv 21,20-25
«Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera» (Gv 21,24).
I racconti evangelici, che riferiscono le apparizioni del Risorto, si concludono abitualmente con la testimonianza gioiosa di avere incontrato Cristo risorto. Con l’annuncio che Gesù, al di là della morte, è l’eterno vivente, la fonte di vita nuova per tutti coloro che credono. Così avviene, ad esempio, nel caso di Maria Maddalena (cfr Gv 20,11-18), che scopre il sepolcro aperto e vuoto, e subito teme che il corpo del Signore sia stato portato via. Il Signore allora la chiama per nome, e a quel punto avviene in lei un profondo cambiamento: lo sconforto e il disorientamento si convertono in gioia ed entusiasmo. Con sollecitudine ella si reca dagli Apostoli e annunzia: «Ho visto il Signore» (Gv 20,18).
Chi incontra Gesù risuscitato viene interiormente trasformato e subito non può fare a meno di annunciarlo. La fede nasce dall’incontro personale con Cristo risorto, e diventa slancio di coraggio e di libertà che fa gridare al mondo: Gesù è risorto e vive per sempre. È questa la missione dei discepoli del Signore di ogni epoca e anche di questo nostro tempo: “Se siete risorti con Cristo – esorta san Paolo – cercate le cose di lassù, pensate alle cose di lassù, e non a quelle della terra” (Col 3,1-2). Questo non vuol dire estraniarsi dagli impegni quotidiani, disinteressarsi delle realtà terrene; significa piuttosto ravvivare ogni umana attività come un respiro soprannaturale, significa farsi gioiosi annunciatori e testimoni della risurrezione di Cristo, nell’umiltà del quotidiano.
