• 15 Aprile 2024 11:01

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Messaggio dei Frati Minori di Sicilia nel V centenario nascita di San Benedetto il Moro

Nel quinto centenario della nascita di San Benedetto da San Fratello, i Frati Minori di Sicilia, che si onorano di averlo membro della loro fraternità e ne custodiscono i resti mortali nel convento di Santa Maria di Gesù in Palermo, a tutti i fratelli e sorelle di buona volontà. (1524 – 2024)

Ricorre quest’anno il quinto centenario della nascita di San Benedetto il Moro, primo santo nero canonizzato con un regolare processo canonico.
Purtroppo la vigilia dell’inizio delle celebrazioni centenarie è stata funestata dallo spaventoso incendio che il 25 luglio 2023 ha distrutto totalmente l’interno della chiesa quattrocentesca dove egli ha pregato e dove era custodito il suo corpo incorrotto meta di pellegrinaggi, e insieme la statua lignea di Santa Maria di Gesù dinanzi alla quale egli amava sostare in contemplazione e che secondo la leggenda gli avrebbe affidato per qualche momento il bambinello che teneva tra le braccia, oltre all’urna in cui erano custoditi i resti del beato Matteo di Agrigento, fondatore della chiesa e del convento. Benedetto così, anche da morto, ha condiviso la sorte di quanti hanno perso la casa e sono morti tra le fiamme. I suoi resti bruciati sono stati raccolti con cura amorevole dai frati e da volontari della parrocchia che per questo si sono generosamente prodigati, per essere al più presto ricomposti e sistemati degnamente.

Paradossalmente tuttavia l’eco e l’emozione suscitati dal triste evento a livello locale, nazionale e internazionale ha fatto conoscere san Benedetto anche nelle regioni e nei paesi dove nulla si sapeva della sua esistenza e ha fatto sorgere una serie di iniziative che fanno sperare nella rapida ricostruzione della chiesa e nella sistemazione di quanto è stato possibile recuperare del suo corpo bruciato.
Benedetto, nato a San Fratello, in provincia di Messina, con ogni probabilità nel 1524, in un tempo in cui nei paesi cristiani esisteva la tratta degli schiavi, da Cristoforo Manasseri e Diana Larcan, rapiti e fatti schiavi da mercanti europei e venduti ed erano finiti al servizio di un ricco proprietario terriero di San Fratello di nome Vincenzo Manasseri.

Educato cristianamente, visse una fanciullezza serena e una adolescenza laboriosa raggiungendo con il suo lavoro una discreta situazione economica. All’età di circa venti anni l’incontro con un eremita francescano, di nome Girolamo Lanza a capo di una congregazione eremitica di ispirazione francescana che da lui prese il nome segnò una svolta nella sua esistenza. Benedetto si uni a lui per condurre nella solitudine una vita di preghiera e di austerità nell’eremo di Santa Domenica nei pressi di Caronia alla ricerca del volto di Dio e della sua intimità nell’ascolto della sua voce. Il gruppo divenne popolare al punto che fu costretto ripetutamente a cambiare luogo, spostandosi da Caronia alla valle del Platani nell’agrigentino, alla Mancusa tra Carini e Partinico e quindi a Marineo in provincia di Palermo e finalmente sul monte Pellegrino già caro a santa Rosalia. Frattanto Benedetto era divenuto capo del gruppo di eremiti.

Nel 1562, mentre era ancora in corso il concilio di Trento, un decreto del papa Pio IV, perseguendo il programma di riforma della Chiesa, obbligò gli eremiti di ispirazione francescana ad aderire ad una delle famiglie religiose del Primo Ordine di san Francesco. Benedetto, dopo lunga e fervorosa preghiera dinanzi all’immagine della beata Vergine Maria detta Libera inferni, nella cattedrale di Palermo, bussò al convento di Santa Maria di Gesù della stessa città, chiedendo di essere accolto tra i Frati Minori. A parte una breve permanenza negli anni di formazione a Giuliana in provincia di Palermo, rimase nel convento di Santa Maria di Gesù sino alla morte distinguendosi per lo spirito di preghiera, l’austerità della vita, il servizio dei confratelli nei diversi compiti che volta a volta fu chiamato a svolgere, di cuoco, portinaio, questuante, maestro dei novizi, guardiano, e per la carità verso i poveri e gli ammalati, uomini e donne, di ogni ceto sociale che a lui si rivolgevano soprattutto per la sua fama di taumaturgo.

Il suo stile di vita, la saggezza dei suoi consigli (“leggeva nei cuori”), la sua arguzia e affabilità, la comprensione profonda delle Sacre Scritture, la sua carità senza limiti, la sua tenerezza verso i piccoli e i sofferenti e
la fama dei miracoli a lui attribuiti gli attirarono la stima, la simpatia e la devozione di laici, uomini e donne, religiosi e chierici. Benedetto si spense il 4 aprile 1589, martedì della settimana pasquale. Da qui ebbe origine la tradizione, che si perpetua sino ad oggi, del pellegrinaggio dal convento al suo eremo sul monte Grifone presso l’albero da lui piantato, nella domenica dopo pasqua. La città di Palermo riconobbe immediatamente in Benedetto, nero e figlio di schiavi, un protettore (l’”avvocato celeste”) al quale rivolgersi nelle travagliate vicende della sua storia e alla cui intercessione affidarsi nei momenti di difficoltà, molto tempo prima della canonizzazione avvenuta il 24 maggio 1807 ad opera del papa Pio VII. Infatti un decreto del Senato palermitano del 24 aprile 1652 proclamò Benedetto Patrono e Intercessore della città.

Il suo culto, oltre che a Palermo, nel suo paese natale San Fratello e  in seguito ad Acquedolci, si diffuse subito dopo la sua morte in Spagna e soprattutto, portato dai missionari francescani, nei paesi dell’America Latina: Venezuela, Brasile, Perù, Messico, Cuba, Argentina, Colombia, Cile, Uruguay, ecc., dove divenne molto popolare tra gli schiavi africani che la tratta negriera dislocava a milioni in quelle regioni, e negli ultimi decenni si sta propagando in parecchi paesi africani. Le popolazioni dell’America e dell’Africa riconoscono oggi come allora nel santo nero un fratello solidale con le loro sofferenze e le loro aspirazioni di libertà e un simbolo della loro speranza di riscatto.
Benedetto, detto il Moro per il colore della sua pelle, figlio di schiavi africani rapiti, deportati e venduti, disprezzato per la sua provenienza e condizione sociale (veniva chiamato: “scavuzzo”, “scavo nigro”, “schiavotto”), che decide della sua vita e sceglie di fare l’eremita per dedicarsi alla ricerca di Dio e alla preghiera; Benedetto che, sciolto il gruppo degli eremiti, entra tra i frati minori, e qui, amabile di carattere, amato e stimato dai confratelli, diviene loro guida e introduce la Riforma nella famiglia religiosa, è benvoluto e ricercato per la sua saggezza, disponibilità, delicata carità, spirito di preghiera e capacità di ascolto e di cura dalla gente, povera, benestante e nobile, chierici e laici.

Per tutte queste ragioni, immediatamente dopo la morte Benedetto viene acclamato santo e patrono dalla città che lo aveva accolto, e nell’America latina venerato come simbolo di riscatto dei negri schiavi deportati, prima di essere ufficialmente canonizzato dalla Chiesa.
In questo mondo e in questo tempo in cui centinaia di migliaia di persone fuggono dai paesi di origine costretti dalla fame, dalle condizioni estreme di vita, dalla mancanza di libertà, di acqua, di lavoro e dallo sfruttamento, in cerca di dignità, di rispetto e di una vita degna della condizione umana, o strappati all’affetto dei loro cari per essere resi schiavi, e spesso incontrano violenza, sfruttamento e morte nel deserto o nel mare, Benedetto è figura di straordinaria attualità, simbolo di speranza, di riscatto, di accoglienza, di integrazione.

La celebrazione del quinto centenario della sua nascita costituisce un’occasione provvidenziale per riscoprire la figura del Santo Moro e l’attualità del suo messaggio di solidarietà, di fratellanza e di dialogo per il mondo multireligioso, multiculturale e multietnico in cui viviamo, lacerato da razzismo e discriminazioni, guerre e violenze, afflitto da vecchie e nuove schiavitù, ma assetato di libertà, di pace, di fraternità e soprattutto di spiritualità.

Palermo, 3 gennaio 2024
Festa del SS. Nome di Gesù
I Frati Minori di Sicilia