• 25 Maggio 2024 12:18

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento al Vangelo di Don Ciro Lo Cicero

II Domenica di Pasqua

Letture: Atti 2,42-47; Salmo 117; Prima Lettera san Pietro 1,3-9; Giovanni 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro.31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

gesu-10-300x166 Mio Signore e mio Dio!La pagina del Vangelo, proposta dalla liturgia per la seconda domenica di Pasqua, detta in Albis o della Divina Misericordia, ci fa rivivere in maniera intensa e commovente i primi incontri di Gesù Risorto con i suoi discepoli.

Le due apparizioni narrate dal Vangelo sono di fondamentale importanza, perché testimoniano, attraverso segni inequivocabili, la certezza della Risurrezione.

Gesù appare ai suoi entrando “mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei” (Gv 19). Gesù prende l’iniziativa di presentarsi. “Viene” e “sta- si ferma” in mezzo ai suoi. I due verbi dicono ciò che il Signore fa ogni qualvolta la comunità cristiana si ritrova nel primo giorno della settimana, la domenica, per celebrare l’Eucarestia. Gesù viene, sta, e passa per abitarla con la sua presenza. E quando viene, il Signore arricchisce la chiesa di tutti i doni dati ai discepoli nella sera di Pasqua: la gioia, la pace, lo Spirito, la missione.

Al centro della stanza sta Gesù con le sue ferite: egli le porta ancora nel suo corpo non perché non abbiano avuto il tempo di rimarginare, bensì perché gli apparterranno per sempre. Esse sono il segno dell’amore del pastore che si offre senza misura e dell’amore del Padre che dà il suo Figlio. Sono quindi il “segno” che Dio offre alla nostra debolezza per conquistarci e attirarci a se’.

Egli poi non dimentica nessuno: viene anche per Tommaso, l’uomo dalla fede debole, e lo abilita a pronunciare la confessione di fede più piena di tutto il Vangelo: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 28).

Nell’atteggiamento incredulo di Tommaso possiamo facilmente ritrovarci un po’ tutti, con i nostri dubbi e la nostra incredulità. Anche per noi non mancano momenti in cui la nostra fede, di fronte alle difficoltà, vacilla e andiamo in cerca di miracoli e segni straordinari per credere.

Dal commovente dialogo tra Gesù e Tommaso impariamo, tutti, una lezione: ciò che gli occhi non vedono può essere realmente percepito da un cuore aperto all’amore di Dio.

E’ questa la vera fede, quella che rende “beati” i credenti di tutti i tempi, e quindi anche noi.

Non siamo chiamati solo a credere alle parole degli apostoli, ma a fare nostra la loro stessa esperienza.

Buon cammino pasquale cari amici.