Commento di Suor Cristiana Scandura
Venerdì della VI settimana di Pasqua
Letture: At 18,9-18 Sal 46 Gv 16,20-23
“Ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia” (Gv 16,22).
Il parto è un’immagine eloquente per descrivere l’evento della Pasqua, ricorda che l’esperienza della fede non esclude i passaggi dolorosi anzi li include come tappe obbligatorie. Non si può generare vita senza passare attraverso le doglie del parto.
Il Vangelo non veste la vita di fragili illusioni ma annuncia che la fede in Dio dona una gioia che dura per sempre. Nessuno può evitare di entrare nella casa del dolore ma è assolutamente necessario non fare di quella casa una prigione. Non tutte le circostanze della vita hanno il timbro umano della gioia, non tutte sono desiderabili e piacevoli, ma come la sofferenza del parto prelude alla gioia, così la passione precede e prepara la resurrezione.
Se non vogliamo diventare come nuvole portate dal vento, dobbiamo consegnare a Dio il timone della vita in modo che sia Lui a rivestire di senso ogni esperienza. Nella vita possiamo incontrare opposizioni o incomprensioni, insuccessi e delusioni. Non importa! Dobbiamo sapere che non possiamo servire il Vangelo se non siamo disposti a soffrire. “A voi è stata data la grazia non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui” (Fil 1,29). Così scrive Paolo alla comunità di Filippi. È una regola antica ma sempre valida.
