• 19 Aprile 2024 16:45

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Martedì della II settimana di Avvento

Letture: Is 40,1-11; Sal 95; Mt 18,12-14

Riflessione biblica

“È volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda” (Mt 18,12-14). Grande è l’amore di Dio verso di noi, non vuole che alcuno dei suoi figli si perda. Per lui, non siamo un numero, ma persone umane, amate da Dio a tal punto “da darci il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Tre verbi sono messi in evidenza in questa parabola: smarrire, andare, cercare. Smarrire: in verità, siamo noi che ci smarriamo dietro a tante illusioni, debolezze, peccati; Dio rispetta la nostra libertà e le nostre illusioni, ma non vuole che ci perdiamo: “Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia” (Ez 34,16). “Andare”: di fatto, Gesù, obbedendo alla volontà del Padre, venne per donarci la salvezza; “questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori” (1Tm 1,15). Cercare: è il progetto di Dio: “Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura” (Ez 34,11) e di Gesù: “il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10). Di più: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore” (Gv 10,10-11). Questa è l’opera di Dio, compiuta da Gesù, ma egli ci vuole coinvolgere in questo suo amore misericordioso: all’interno delle nostre comunità, con il perdono reciproco (Mt 18,21-22) e la misericordia (Mt18,23-35), evitando il disprezzo (Mt 18,10) e lo scandalo (18,6-9), e poi all’esterno, proponendo a tutti gli uomini l’annuncio gioioso della misericordia di Dio.

Lettura esistenziale

“Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta?” (Mt 18, 12). Il pastore che va in cerca della pecora perduta è il Signore stesso che prende su di sé l’umanità peccatrice per redimerla attraverso il sacrificio della Croce. Egli è la mano che Dio ha teso all’uomo, alla pecorella smarrita, per riportarla in salvo. “La parabola della pecorella smarrita, che il pastore cerca nel deserto, era per i Padri della Chiesa un’immagine del mistero di Cristo e della Chiesa. L’umanità – noi tutti – è la pecora smarrita che, nel deserto, non trova più la strada. Il Figlio di Dio non tollera questo; Egli non può abbandonare l’umanità in una simile miserevole condizione. Balza in piedi, abbandona la gloria del cielo, per ritrovare la pecorella e inseguirla, fin sulla croce. La carica sulle sue spalle, porta la nostra umanità, porta noi stessi. Egli è il buon pastore, che offre la sua vita per le pecore” (Benedetto XVI). Come non aprire il nostro cuore alla certezza che, pur essendo peccatori, siamo amati da Dio? Egli non si stanca mai di venirci incontro e percorre sempre per primo la strada che ci separa da Lui.