• 19 Aprile 2024 17:12

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di  Suor Cristiana Scandura

Sabato della III settimana del Tempo Ordinario

Letture: 2Sam 12,1-7.10-17; Sal 50; Mc 4,35-41

“Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva (Mc 4, 37-38). Le barche sono costruite non per stare al sicuro ormeggiate presso il porto, ma per navigare e quindi anche per affrontare le tempeste. Allo stesso modo anche il cristiano è chiamato ad affrontare, prima o poi, il vento contrario e le acque agitate.

Non è nella logica del Vangelo starsene al sicuro, il Signore ci invita a “passare all’altra riva” e questo comporta lasciare la sicurezza della terra ferma per mettersi in movimento con il pericolo di imbattersi anche nelle burrasche. A più riprese Papa Francesco dice che è meglio una Chiesa ferita, una Chiesa che rischia anche di sbagliare, piuttosto che una Chiesa ferma e ingessata per paura. Tutti noi vorremmo un cielo sempre sereno, eppure le tempeste della vita esistono, non sappiamo bene il perché. Ecco allora che si leva il grido accorato dei discepoli: “Maestro, non ti importa che siamo perduti?”. Sì, a Dio importa di noi, gli importa così tanto da farsi Uno di noi, affrontando le nostre stesse fatiche, prove e tribolazioni, fino a versare il suo sangue sulla Croce per redimerci dal peccato, dalla morte e dal non senso.

È vero, Egli non ci salva “dalla” tempesta, ma “nella” tempesta, non ci evita le prove, ma ci dà la grazia di viverle santamente, ci dà la forza di continuare a remare, sostenendo la nostra fatica e portando insieme a noi la nostra croce quotidiana.