• 21 Aprile 2024 2:00

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Dal 18 al 25 gennaio si è svolta la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che quest’anno ha avuto come tema “Amerai il Signore tuo Dio… e il tuo prossimo come te stesso” (Lc 10, 27).

Il 24 gennaio, nella Custodia di Terra Santa, il Custode fr. Francesco Patton OFM ha presieduto la Veglia di preghiera che si è celebrata nella chiesa parrocchiale latina di San Salvatore, a Gerusalemme. Fr. Francesco si è soffermato sull’unità dei cristiani paradossalmente già raggiunta in quei luoghi: “Come cristiani di Terra Santa abbiamo già un elemento ecumenico che ci unisce tutti ed è l’elemento della comune sofferenza, quello che in casi estremi è chiamato l’ecumenismo del sangue. Quando veniamo presi di mira, non veniamo presi di mira perché cattolici o ortodossi o armeni o siriaci o copti o anglicani o luterani. Veniamo presi di mira semplicemente perché cristiani. […] Anche se noi non ci percepiamo ancora uniti, coloro che ci vogliono colpire ci percepiscono già come una realtà unica. Credo che in questo ci sia una sollecitazione da parte dello Spirito perché anche noi impariamo a riconoscerci sempre più come parte di un unico corpo che viene percosso e umiliato e per questo ha la possibilità di manifestare una qualche forma di unità già esistente nella condivisione della passione del Signore, visto che ancora non riusciamo a condividere insieme la sua gloria”.

Giovedì 25, nella basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, durante la celebrazione dei secondi vespri nella solennità della conversione di San Paolo, Papa Francesco ha commentato il brano evangelico di Luca che ha ispirato questa settimana. Se, da una parte, il Dottore della Legge vuole dividere come fa il diavolo domandando chi sia il «prossimo», e cioè si interroga su chi bisogna amare e chi invece ignorare, dall’altra il Samaritano va oltre le prescrizioni religiose e si fa prossimo, si avvicina al fratello ferito. “Solo questo amore che diventa servizio gratuito, – ha detto il Pontefice – solo questo amore che Gesù ha proclamato e vissuto, avvicinerà i cristiani separati gli uni agli altri. Sì, solo questo amore, che non torna sul passato per prendere le distanze o puntare il dito, che in nome di Dio antepone il fratello alla ferrea difesa del proprio sistema religioso, solo questo amore ci unirà. Prima il fratello, dopo il sistema”.

Il Santo Padre si è molto soffermato sulla differenza tra il domandarsi «Chi è il mio prossimo?» e «Io mi faccio prossimo?»: “Io e poi la mia comunità, la mia Chiesa, la mia spiritualità, si fanno prossime? O restano barricate in difesa dei propri interessi, gelose della loro autonomia, rinchiuse nel calcolo dei propri vantaggi, intavolando rapporti con gli altri solo per ricavarne qualcosa? Se così fosse, non si tratterebbe solo di sbagli strategici, ma di infedeltà al Vangelo”.

Papa Francesco ho poi messo in relazione il Dottore della Legge, che chiede a Gesù cosa debba fare per ereditare la vita eterna, e San Paolo, che accecato dalla luce del Signore, gli chiede semplicemente «Cosa devo fare?». “Paolo non cambia vita sulla base dei suoi obiettivi, non diventa migliore perché realizza i suoi progetti. La sua conversione nasce da un capovolgimento esistenziale, dove il primato non appartiene più alla sua bravura di fronte alla Legge, ma alla docilità nei riguardi di Dio, in una totale apertura a ciò che Lui vuole. […] E Lui, la notte prima di dare la vita per noi, ha ardentemente pregato il Padre per tutti noi, «perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). Ecco la sua volontà”, ha detto Francesco.

Il Santo Padre ha concluso la sua omelia ricordando l’importanza della preghiera, con un pensiero rivolto alle guerre in Ucraina e in Terra Santa.

Il sussidio per accompagnare le celebrazioni, pubblicato dal Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani e dal Consiglio ecumenico delle Chiese, è stato preparato da un gruppo ecumenico del Burkina Faso, coordinato dalla comunità locale di Chemin Neuf.

Il paese dell’Africa Occidentale, nella regione del Sahel, conta 21 milioni di abitanti, dei quali il 64% è musulmano, il 9% professa le religioni tradizionali africane e il 26% è cristiano (20% cattolico, 6% protestante). Da anni sta vivendo una grave instabilità politica che mette a rischio la sicurezza dei suoi cittadini: attacchi terroristici e traffico di esseri umani hanno provocato oltre 2 milioni di sfollati interni. Una situazione fuori controllo in molte parti del territorio nazionale. Le chiese cristiane sono state oggetto di molti attentati e il culto, abbreviato nei riti, può ritenersi “sicuro” solo nelle grandi città, sotto la protezione della polizia locale.

Ma questa situazione di disagio ha favorito una nuova solidarietà tra le diverse religioni, soprattutto tra quelle cristiane, che si sono ritrovate per elaborare i testi per la Settimana di preghiera e per dare la loro testimonianza di unione nonostante le oggettive difficoltà che stanno vivendo.

Si legge nel testo: “È soltanto imparando ad amarsi reciprocamente, nonostante le differenze, che i cristiani possono farsi prossimo per gli altri, su esempio del Samaritano del Vangelo”