Commento di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione.
S. Luigi Gonzaga
Letture: Gn 12,1-9; Sal 32; Mt 7,1-5
Riflessione biblica
“Non giudicate, per non essere giudicati”. Nel giudicare gli altri, bisogna guardare a noi stessi e neppure agli altri, ma bisogna guardare a Dio e apprendere il modo di giudicare e correggere: “Tu, Signore, correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato, perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore” (Sap 12,2). Allora impareremo che “nel giudicare riflettiamo sulla bontà del Signore e ci aspettiamo misericordia, quando siamo giudicati” (Sap 12,22). Pertanto, non è questione se possiamo esprimere dei giudizi sugli altri, quanto di giudicare con rettitudine, saggezza e misericordia, virtù che solo Dio ci può comunicare. Bisogna giudicare con verità e retto giudizio: “Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!” (Gv 7,24).
Giudicare con saggezza: “Chi tra voi è saggio e intelligente? Con la buona condotta mostri che le sue opere sono ispirate a mitezza e sapienza. Infatti, la sapienza che viene dall’alto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera” (Gc 3,13.17). Giudicare con misericordia: “Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà avuto misericordia. La misericordia ha sempre la meglio sul giudizio” (Gc 2,12-13). Allora, ricordiamoci dell’invito sapiente di Gesù: “con la misura con cui misurate sarà misurato a voi” (Mt 7,2) e chiediamo al Padre che “ci conceda di parlare con intelligenza e di riflettere in modo degno dei doni ricevuti, perché egli stesso è la guida della sapienza e dirige i sapienti” (Sap 7,15). Evitiamo di giudicare gli altri: rischiamo di trovarci con una “trave nell’occhio”, che non ci fa vedere i nostri errori e sbagli che commettiamo contro la carità: “Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13,7). Soprattutto “cerchiamo ciò che porta alla pace e alla edificazione vicendevole” (Rom 14,19).
Lettura esistenziale
La relazione con gli altri esprime ciò che abita nel nostro cuore, svela le intenzioni che ci muovono, perché, nell’incontro, conosciamo i nostri limiti, che possono essere luogo di creatività e vita o, piuttosto, luogo di chiusura e morte.
Conosciamo la diversità che inevitabilmente porta con sé l’altro, che può essere luogo di arricchimento ed accoglienza o piuttosto di diffidenza e rifiuto. Ripensare ciò che accade nelle nostre giornate, intercettare i sentimenti profondi che attraversiamo, curare costantemente una relazione vera con noi stessi, ci fa prendere coscienza di ciò che siamo, dei doni che riceviamo, di ciò che lo Spirito opera in noi, perché Dio agisce costantemente fuori e dentro di noi, ed è fondamentale riconoscerlo, tornando sempre al cuore per sentire la sua presenza e viverla concretamente giorno dopo giorno. Il giudizio ci aiuta a comprendere ciò che è bene e ciò che è male e questo è importante per agire nel mondo, ma quando viviamo la diversità dell’altro come minaccia, come fastidio e finiamo per giudicare la persona, identificandola con il male, la riduciamo ad un oggetto e possiamo farla a pezzi. Proprio questa rappresentazione interna dell’altro, privato della sua umanità, non più fratello, ma nemico, rivale, blocca ogni capacità di immedesimarci e diventa quasi giusto per noi distruggerlo. Mentre si compie il male, sicuramente lo Spirito Santo si sta sforzando in una operazione di salvataggio estrema, guarda al figlio e non lo identifica con il suo errore, fa sentire più forte l’amore del Padre risvegliando il desiderio di Dio, che trasforma il cuore e vince il male. Tutti noi abbiamo una grande responsabilità verso i fratelli feriti dal male e, con il giudizio, rischiamo di soffocare quello che lo Spirito Santo sta operando nel cuore di chi è nel proprio limite. Uno sguardo accecato dal male, con una trave nell’occhio, non vede nulla, proiettiamo solo ciò che abbiamo nel cuore, mentre giudichiamo l’altro, stiamo giudicando noi stessi, e se esistiamo nel giudizio, in fondo, non esistiamo, siamo squalificati, distruggiamo la vita nell’altro ed in noi stessi, quella vita che è dono e si compie nell’amore. Solo l’amore rispetta l’integrità dell’altro, guarda al male con il desiderio di vincerlo e vede tutto il bene possibile. Vedere il bene viene da Dio, perché è l’amore a darci uno sguardo creatore, che fa esistere l’altro nella sua dignità di figlio e fratello, che vede nel limite, nel disagio, nella fatica che l’altro ci provoca, la possibilità di andare oltre, di avere la misura di Dio, che è la Croce, l’amore senza confini e pregiudizi. L’altro ci toglie ogni illusione di essere buoni, sfida i nostri limiti e solo un supplemento di Spirito può farci crescere spiritualmente ed essere fratelli.
Lasciamo il giudizio solo a Dio, perché il suo è un giudizio che salva, noi spesso sappiamo solo condannare. Quando togliamo la trave e vediamo il male del fratello con il cuore misericordioso, possiamo veramente aiutarlo: “Come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio? mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.”
Torniamo sempre ed ancora al cuore ed alla presenza del Signore, facciamo ogni giorno l’esame di coscienza, affinché il limite possa essere luogo di rinascita. Lo Spirito Santo compie meraviglie.
