• 20 Luglio 2024 14:04

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento al Vangelo di fra Giuseppe Maggiore

Letture: Gb 38,1.8-11; Sal 106;  2Cor 5,14-17;  Mc 4,35-41

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Passare all’altra riva, non stare dalla parte di tutti, ma dalla parte dove ti chiama il Vangelo non è facile. Rischi di essere preso per matto come Gesù qualche domenica fa. Passare all’altra riva rischi la tempesta. Meglio stare dove si è sicuri, indisturbati, dettare le nostre leggi, farci il nostro giardino, mettere recinzioni, alzare muri… perché rischiare la tempesta. Forse perché è tempo di cambiare, forse perché dobbiamo ascoltare la Parola più che le parole? Passare all’altra riva, cioè cambiare mentalità, operare un cambiamento radicale, è possibile se nella nostra barca facciamo salire Gesù così com’è. Non il Gesù innocuo che ci siamo costruiti, ma quello del Vangelo: accogliente verso tutti, che esprime la tenerezza e la misericordia del Padre, che mette l’essere umano al centro di tutto senza fare discriminazioni. Un Gesù scomodo e provocatorio, inquietante ed esigente, autorevole e determinato.

Se accettiamo il cambiamento dobbiamo aspettarci la tempesta. Spesso succede che durante le tempeste della e nella nostra vita, invece di fissare lo sguardo su Gesù, fissiamo lo sguardo sulla tempesta. Non guardiamo a Cristo, ma alle nostre paure.

Quante paure! La paura di non trovare lavoro, la paura di non dare un avvenire ai figli, la paura di non sbarcare il lunario, la paura del giudizio altrui, la paura di non essere accettato. Paura del domani. Paura che possa finire all’improvviso un amore coltivato tanti anni. Paura per la salute che declina. Paura della vecchiaia. Paura dell’immigrato, paura del diverso. Paura della notte. Paura della morte…

E come i discepoli urliamo “Non ti importa nulla di me? Perché non mi aiuti?” lui è con noi. Fa tacere la tempesta nella misura in cui tu ti affidi e ti fidi. Fede è perseverare nella burrasca.

Ascoltiamo la sua voce, la sua Parola, non diamo ascolto alle paure, ai se e ai ma, affidiamoci e fidiamoci a Colui che se lo accogliamo sa far tacere le nostre tempeste. Oggi il Signore dice ad ognuno di noi: «Taci, calmati», stai tranquillo, non ti agitare, per te ho in serbo il meglio. Sei in buone mani, nelle mie mani… tocca a noi decidere su quale riva stare.