• 17 Aprile 2024 21:41

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Feria propria del 4 gennaio

Letture: 1Gv 3,7-10; Sal 97; Gv 1,35-42

Riflessione biblica

“Gesù si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Maestro, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete»” (Gv 1,35-42). Nella vita spirituale è importante dare una risposta sapiente alla domanda di Gesù e allo stesso tempo avere una pronta decisione di unirci a lui per fare esperienza di lui. Fu un’esperienza grande, quella che provarono i due discepoli, quando andarono a casa di Gesù. Gli si impresse nella mente e nel cuore: “erano le quattro del pomeriggio”. Come i due discepoli, lo seguiamo per-ché ha parole di vita eterna (Gv 6,68); portiamo la nostra croce quotidiana, perché sappiamo che è la via sicura che porta alla verità e alla vita (Gv 14,6); vogliamo stare con Gesù: perché essere cristiani non è conoscere una dottrina perfetta o praticare uno stile di vita equilibrata, ma è incontrare Gesù, stare con Gesù, vivere in Gesù, e imparare da lui ad amarlo e ad amarci tra noi. Andiamo con loro e troveremo Gesù nella preghiera: comunione intima con lui, da vivere intensamente e che ci libera da tanti pensieri che ci distraggono e ci opprimono. Lo troveremo nel Vangelo: la sua parola ci fa entrare nei dettagli della sua vita, e più ci adentriamo nei fatti e detti di Gesù più conosciamo quanto amore ha avuto per noi e quale sapienza ci ha donato. Lo incontreremo nel povero: lui si è fatto povero per arricchirci del suo amore; seguiamolo con delicatezza e attenzione verso coloro che ci mostrano il volto sofferente di Gesù. Ma in maniera particolare, abita nel fratello o sorella che ha bisogno di aiuto concreto e quotidiano: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). È un’esperienza da fare e troveremo ristoro per la nostra vita: “Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia” (Sal 34,9).

Lettura esistenziale

“In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli; e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio!»” (Gv 1, 35s). Com’è bella la testimonianza di Giovanni Battista di cui ci parla il Vangelo di oggi. Magari il nostro parlare potesse provocare la medesima risposta che hanno avuto i discepoli di Giovanni: “E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù”. Gli occhi e la parola del Battista sono talmente appassionati, pieni di Gesù da muovere alcuni suoi discepoli a seguire Cristo. Quando il nostro parlare di Cristo scaturisce dall’esperienza\conoscenza che abbiamo di Lui, allora le nostre parole si aprono un varco nel cuore di chi ci ascolta. Tutti noi abbiamo un intuito particolare per capire se chi ci parla di Cristo, crede in quello che dice, oppure dice soltanto parole che, purtroppo, scivolano via senza nemmeno imprimersi nella nostra memoria. L’evangelizzazione è sempre e innanzitutto una questione di credibilità e verità che traspare da chi annuncia. Ricordiamo l’esempio di Pietro, raccontato negli Atti degli Apostoli. Alle sue parole, peraltro molto semplici (Pietro non aveva fatto studi di teologia) cinquemila persone si convertirono, chiedendo di essere battezzati. Lo stesso dicasi di S. Francesco d’Assisi, e di molti altri come lui, egli voleva che i suoi Frati predicassero con brevità di parola, avvalorando con la testimonianza della vita, ciò che dicevano e molti erano quelli che rimanevano colpiti dalle loro parole e soprattutto dalla loro vita. Qual è la risonanza che producono le nostre parole in chi ci ascolta?