• 13 Aprile 2024 8:47

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Mercoledì della V settimana del Tempo Ordinario

Letture: 1Re 10,1-10; Sal 36; Mc 7,14-23

Riflessione biblica

“Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male” (Mc 7,14-23). Il messaggio del Vangelo è chiaro: il male non è fuori dell’uomo, ma purtroppo alberga nel cuore dell’uomo, a causa del proprio egoismo, interessi, sospetti e cattiverie. Nell’intimo dell’uomo, si maturano le idee secondo verità e secondo giustizia, ma anche quelle menzognere e ingiuste. È nel nostro cuore che le idee buone e cattive divengono comportamento di vita santa, menzognera o cattiva. La soluzione è una sola: amare. Ma per poter amare bisogna cambiare il cuore: “un abisso è il cuore dell’uomo” (Sal 64,7) e senza l’aiuto di Dio “affondiamo in un abisso di fango, non abbiamo nessun sostegno; cadiamo in acque profonde e la corrente ci travolge” (Sal 69,3). Per questo, David pregava: “Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo” (Sal 51,12), Gesù conosce bene il cuore umano e ci invita al rinnovamento interiore, ad un vero cammino spirituale: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rom 12,2). Facciamo dimorare Gesù nel nostro cuore e in esso facciamo agire il suo Santo Spirito: “Non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione. Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Ef 4,30-32).

Lettura esistenziale

“Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo” (Mc 7, 20). Al di là della questione immediata relativa al cibo, possiamo scorgere nella reazione dei farisei una tentazione permanente dell’uomo: quella di individuare l’origine del male in una causa esteriore.  Questo modo di pensare – ammonisce Gesù – è ingenuo e miope. L’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male.  L’uomo, chiamato per natura alla comunione e alla relazione, avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale.  Come può l’uomo liberarsi da questa spinta egoistica e aprirsi invece all’amore? Occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro ci liberi gratuitamente dal nostro egoismo. Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia “più grande”, che è quella dell’amore (cfr Rm 13,8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto infinitamente di più di quanto si possa aspettare e men che meno meritare. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza e il bisogno del suo perdono e della sua amicizia.