Commento di Suor Cristiana Scandura
Giovedì della III settimana di Pasqua
Letture: At 8,26-40 Sal 65 Gv 6,44-51
“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,51).
L’Eucaristia è un convito. Ad un convito si va col cuore gioioso, perché è una festa. Se concepiamo la partecipazione alla Messa come un dovere da assolvere, non ne abbiamo ancora colto il senso. L’eucaristia trasfigura il cristiano e lo rende simile a Cristo. Se questo non succede, dobbiamo chiederci con quali disposizioni d’animo ci accostiamo ad essa: abitudine? Superficialità? Cuore e mente distratti?
Una soluzione per superare l’abitudine è quella di considerare la partecipazione alla S. Messa come l’incontro con un nostro caro amico che viene a trovarci. Cosa facciamo di solito? Semplice, quando un amico molto gradito ci viene a trovare, prima di tutto lo accogliamo festosamente. Poi ci affrettiamo ad offrirgli qualcosa. Non pensiamo affatto a chiedergli favori, ma lo ascoltiamo con interesse e gioia, e se abbiamo da chiedergli qualcosa lo facciamo solo alla fine.
Questo potrebbe essere il nostro atteggiamento nel partecipare alla celebrazione eucaristica: cominciamo col far festa. Esprimiamo a Cristo tutta la nostra gioia di incontrarlo. Poi offriamogli qualcosa che sappiamo gli farà piacere (per esempio un servizio fatto al fratello più bisognoso, il perdono a chi ci è stato causa di sofferenza, ecc.). Offriamogli il nostro corpo, la volontà, il lavoro, la salute e la malattia, perché ne faccia strumenti del Suo amore. Disponiamoci ad ascoltare con attenzione ciò che vuole dirci. Perché l’ascolto sia fruttuoso occorre che ci prepariamo raccogliendoci nel cuore e facendo silenzio. Infine chiediamo pure qualcosa di cui abbiamo bisogno ma soprattutto chiediamogli la grazia di compiere la Sua volontà.
Se lasciamo agire l’Eucaristia nella nostra vita, essa ci renderà capaci di pensare, parlare, agire, amare come Cristo, sorretti e fortificati dallo Spirito di Gesù.
