• 19 Aprile 2024 17:38

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Azzardo, nel 2023 spesi 150 miliardi. Così le slot divorano il nostro tempo

Finalmente, sui saldi dell’azzardo registrato nell’anno 2022, sono arrivati i dati ufficiali dell’agenzia dei Monopoli. Sia pure esposti in forma aggregata, sono numeri sconcertanti. Più ancora del volume dei soldi, infatti, rivelano la continua estensione dei comportamenti sociali e individuali correlati alle scommesse, alle lotterie e agli altri richiami a tentare la sorte. Possiamo dunque misurare l’anomalia con una duplice metrica.

La prima è quella monetaria, con un totale di giocate pari a 136 miliardi di euro nell’anno 2022, sopravanzate dal balzo a ben 150 miliardi nel 2023, come ammesso dalla sottosegretaria al ministero dell’Economia e delle Finanze, Sandra Savino, rispondendo a un’interrogazione parlamentare in Commissione Bilancio. La seconda misura, certamente più rilevante per la persona, è quella del tempo sociale di vita assorbito dai vari canali dove si punta denaro: dalla sala slot all’abitazione privata. Qui si è passati a pesare un tempo “biologico” che per l’insieme della popolazione giocatrice corrispondeva a circa 90 milioni di giornate lavorative, quattro anni fa, e ne ha oggi toccato almeno 140 milioni. Rapportandosi all’anno appena concluso, per esempio, il tempo equivalente a giornate che gli italiani versano all’azzardo è stato pari a un terzo di quello trascorso nelle vacanze estive con i loro cari.

Quanta parte dell’esistenza quotidiana delle persone è assorbita dall’azzardo, infatti, è calcolabile in base alla somma dei miliardi di operazioni fisiche, cioè di giocate, che contrassegnano la pratica concreta: dai 6 secondi per ogni singola girata della slot machine, ai due minuti per l’acquisto e l’abrasione del gratta e vinci; dalla frazione di tempo per scommettere online, cioè decimali di minuto secondo, alle accelerazioni delle roulette digitali dei casinò sul web, e così via.

Dall’analisi dei dati “certificati” per il 2022, la prima cosa che colpisce è il balzo portentoso avvenuto nel cosiddetto azzardo fisico, cioè distribuito in locali nelle città, che sembrava dovesse essere sostituito dal gambling da postazione remota, con smartphone, tablet o computer: più 48,5 per cento sull’anno 2020. Le due forme di accesso all’azzardo, dopo la pandemia, non sono in concorrenza tra loro, ma realizzano una sinergia rendendo duplice o duale la dipendenza da gioco d’azzardo. Si scommette, insomma, per molte ore nelle sale sul territorio e poi si prosegue tranquillamente a casa durante la notte attraverso il web. Un effetto cumulativo ben registrato dai dati ufficiali.

Impressionante, a tale proposito, l’incremento dei conti di gioco online, che arrivano nel giro di pochi anni a passare da tre milioni e mezzo di persone registrate nelle anagrafi dei concessionari, a ben 5 milioni e passa nel 2202. Poiché una singola persona può essere titolare di più account, a fine anno 2022 ne risulta uno stock complessivo di 17 milioni e 300 mila, dei quali tre milioni e 600mila affluiti nell’ultimo periodo considerato. Numeri che dimostrano un effetto controintuitivo: l’online non sostituisce il gioco d’azzardo nelle strade. Le due forme di azzardo si potenziano a vicenda in una dinamica che li mostra complementari. Si potenziano a vicenda, grazie a una comune risorsa: la dipendenza patologica sempre più diffusa nella popolazione giocatrice.

A voler rilevare un’analogia, è lo stesso fenomeno che già nel giugno scorso l’Istituto superiore di sanità aveva registrato per il consumo di tabacco. Eppure, il fumo era diminuito costantemente dal tempo del decreto Sirchia (meno 24 per cento tra il 2003 e il 2021). Ma ha ripreso a salire grazie alla diffusione della tecnologia, cioè alle sigarette elettroniche (in particolare di quelle con tabacco surriscaldato della Philip Morris). Il percorso è circolare e semplice. Il fumatore dapprima lascia il tabacco che brucia per quello che è “solo” portato a forti temperature, ma non brucia. In seguito, rassicurato da una malintesa ridotta pericolosità integra con le care, vecchie sigarette. E l’abbassamento dell’allarme per la salute attrae nuovi consumatori, che transiteranno via via dalle “elettroniche” alle sigarette impacchettate. Ed è per le evidenze scientifiche di questo di tale circuito, che lo stesso Istituto Superiore di Sanità ha diffuso l’allarme della risorgenza del tabagismo dopo la pandemia. Grazie al contributo anche delle sigarette hi-tech, dopo il covid in Italia abbiamo un saldo attivo di 800mila persone in più, che hanno preso a fumare.

Qui la conclusione appare fondata: come la diffusione delle sigarette elettroniche non ha per niente attivato una “riduzione del danno”, ma si è mostrato qual fattore induttivo (sia per nuovi reclutati all’abuso di prodotti da fumo, sia per il ritorno dei tabagisti tradizionali), così avviene per l’azzardo online. Le slot machine che girano nei locali aperti sulle strade passano il testimone alle piattaforme nel web, cui si accede da casa o in un luogo appartato.

(fonte Avvenire)