• 21 Aprile 2024 1:30

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Lunedi della I settimana del Tempo Ordinario

Letture: 1Sam 1,1-8; Salmo 116; Mc 1,14-20

Riflessione biblica

“Subito, lasciate le reti, lo seguirono” (Mc 1,14-20). Dopo il battesimo, Gesù inizia la sua predicazione. Il suo messaggio ci accompagna nel cammino spirituale, ci chiama alla sequela: nella conversione e nella fede nel Vangelo; solo a queste condizioni, possiamo essere partecipi della comunione con Gesù e testimoni della salvezza. Gesù chiama: ci raggiunge nel luogo in cui operiamo e durante le attività quotidiane che svolgiamo; la sua chiamata è sempre attuale, anche la nostra risposta a seguirlo deve essere pronta, decisa, docile. Convertirsi: non è un vago sentimento di pentimento, ma coinvolgimento della mente e del cuore nel progetto di amore di Dio, un lasciarci rinnovare la mente e il cuore da Gesù: “Non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rom 12,2). Credere nel Vangelo: non fidarci delle nostre forze, ma del Vangelo, “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede: in esso si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrà mediante la fede” (Rom 1,16-17). È porre fiducia incrollabile in Gesù, nostra via al Padre, nostra luce di verità, nostra vita eterna. “Seguire Gesù”: con prontezza, lasciando ogni cosa e mettendolo al centro del nostro pensare, agire e sentire; è avere fiducia piena in lui che è “via, verità e vita” (Gv 14,6); è rendergli testimonianza in un mondo che non crede in lui e divenire così “pescatori di uomini”. “Lasciare subito tutto”: con la prontezza dell’amore, che non discute, ma si pone subito all’opera per compiere la volontà di Dio.

Lettura esistenziale

“Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone” (Mc 1, 16). Gesù vide Simone e Andrea mentre gettavano le reti in mare, li incontra cioè mentre svolgevano la loro modesta e umile attività quotidiana. Dio si incarna nella vita, nella storia. Non vi è niente di profano nella fatica quotidiana. Non dimentichiamo che Gesù è il figlio del falegname e le sue mani conoscono bene il lavoro. «Dio si trova in qualche modo sulla punta della mia penna, del mio piccone, del mio pennello, del mio ago, del mio cuore, del mio pensiero» (Teilhard de Chardin). Alla chiamata di Gesù, le due coppie di fratelli, abbandonano le reti e vanno dietro a Lui senza chiedere nulla. “Gesù passa e mette in moto le vite. Dove sta la sua forza? Che cosa mancava ai quattro per convincerli a mollare tutto per un mestiere improbabile come pescare uomini? Partire dietro a quel giovane rabbi, senza neppure sapere dove li avrebbe condotti? Avevano il lavoro, una casa, una famiglia, la salute, la fede, tutto il necessario, eppure sentivano il morso di un’assenza: cos’è la vita? Pescare, mangiare, dormire? E poi di nuovo pescare, mangiare, dormire. Tutto qua? Sapevano a memoria le rotte del lago. Gesù offre loro la rotta del mondo” (Ermes Ronchi). Chi ha seguito il Nazareno, ha sperimentato che Dio riempie le reti, riempie la vita, moltiplica coraggio e fecondità. Che non ruba niente e dona tutto. Che «rinunciare per lui è uguale a fiorire» (M. Marcolini).