• 24 Giugno 2024 9:49

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Giovedì della X settimana del Tempo Ordinario

Letture: 2Cor 3,15-4,1.3-6; Sal 84; Mt 5,20-26

Riflessione biblica

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20-26). È importante comprendere quest’affermazione di Gesù: da essa dipende la nostra vita spirituale. Non c’è una condanna degli scribi e dei farisei, ma un invito a vivere la giustizia in una dimensione più profonda. Per scribi e farisei, la giustizia è armonia con la legge divina, corrispondenza tra ciò che si pensa e si fa con i comandamenti di Dio. La giustizia che vuole Gesù è rettitudine di vita in un rapporto d’amore con Dio: “Noi, Signore, presentiamo le nostre suppliche davanti a te, confidando non sulla nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia” (Dan 9,18) e con il prossimo: “Se voi perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi” (Mt 6,14-15). Così, la nostra relazione con il fratello non si limita a “non uccidere”; è improntata allo stile evangelico dell’amore, non allo stile scurrile della strada e della TV. La relazione con il nostro prossimo non può regolarsi in base alle “parolaccie”, come segno di chissà quale “maturità” o come procedimento di intimidazione, di pressione, di superiorità etica sugli altri. La parola di Dio ci mette in guardia: “Se uno non pecca nel parlare, costui è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. La lingua: è un piccolo fuoco, può incendiare una grande foresta!” (Gc 3,5). Per questo siamo esortati a “gettare via: ira, animosità, cattiveria, insulti e discorsi osceni, che escono dalla nostra bocca” (Col 3,8). Il comportamento del credente si base sull’amore che edifica il prossimo: “Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un’opportuna edificazione, giovando a quelli che ascoltano” (Ef 4,29). Esercitiamo il dominio su noi stessi, sulle nostre parole e sui nostri sentimenti: “Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo. Fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 4,31-5,2).

Lettura esistenziale

“Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5, 23-24). Prima di metterci in preghiera o di partecipare ad un’azione liturgica, per esempio all’Eucaristia, bisogna che il nostro cuore sia riconciliato con tutti e libero da rancori e risentimenti. Il fine di ogni azione liturgica, infatti, è quello di assumere gli stessi sentimenti di Cristo, di conformarci a Lui. Pertanto, non avrebbe senso fare la comunione con Cristo se da questa comunione escludiamo qualche fratello o sorella. Dio per primo è venuto incontro all’uomo, il cui peccato lo aveva interiormente diviso, per operare in lui una riconciliazione profonda con Dio, con se stesso e con il prossimo. La riconciliazione riguarda non solo il presente, ma anche il passato. Prima di metterci a pregare, dovremmo chiederci se per caso nel nostro cuore ci sono sentimenti contrari all’amore, sia per episodi correnti, sia per episodi del passato. I Padri del deserto, quando iniziavano la preghiera, cominciavano sempre pregando per i propri nemici. Oggi stesso, affidiamo alla misericordia di Dio tutte quelle persone che, volontariamente o involontariamente, ci hanno causato qualche sofferenza e asteniamoci dal giudicarle. Pensiamo alla misericordia di cui noi stessi abbiamo bisogno quotidianamente, sia da parte di Dio che da parte del nostro prossimo e, a nostra volta, siamo misericordiosi verso il prossimo.