• 18 Giugno 2024 16:35

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore

Domenica di Pentecoste

Letture: At 2,1-11; Sal 103; Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16,12-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Sono chiusi dentro una stanza gli apostoli, ancora impauriti. Sono passati cinquanta giorni eppure la porta e barrata, le imposte chiuse. Ma è giunta l’ora di far entrare la speranza, la gioia, il coraggio di osare un annuncio con una lingua nuova, con uno stile nuovo, di annunciare la Verità che fa di ogni essere umano libero. Ed ecco che un dono: lo Spirito Santo, che viene in aiuto alla nostra incapacità di amare, di vivere la vita come un dono e non come un possesso. Di vivere i ruoli di responsabilità come un servizio e non come potere.

Dove c’è separazione, c’è lo spirito di condivisione, dove c’è chi vuole pieni poteri, c’è la libertà di cingersi l’asciugatoio e prendere il catino per lavare i piedi ad una umanità ferita dalle conseguenze dell’egoismo, dell’arrivismo e da tutto ciò che pone l’uno contro l’altro.

Ed ecco un dono: “lo Spirito Santo, il Dio nomade e libero, che inventa, spalanca porte, soffia sulle vele, fa cose che non t’aspetti. Che dà a Maria un figlio fuorilegge, a Elisabetta un figlio profeta e agli apostoli il coraggio di uscire all’aperto dal luogo chiuso, dalla vita bloccata. Un Dio che non sopporta statistiche né schemi, non recinti di parole, neppure sacre: Dio in libertà”. (Ermes Ronchi)

Un Dio che apre le cancellate del nostro cuore, che abbatte muri, che ci da una lege che non è scritta su tavole di pietra, ma sui cuori di ognuno: amare come il Signore ci ama. Amare gratuitamente, amare senza se e senza ma, amare senza cadere nelle logiche giudicanti del mondo. Altro che separazione da chi giudica gli altri anormali, altro che pieni poteri, altro che muri e leggi contro chi non la pensa secondo noi. Qui ci troviamo davanti ad un Dio, quello di Gesù che abbatte, che unisce, che per regnare si china sull’uomo e lo ama all’infinito.

È lui, lo Spirito, che ci aiuta a portare il peso della verità. Attenzione non siamo noi i detentori della verità. Ma siamo fedeli seguaci della Verità. La verità non è un insieme di idee, un’ideologia che ci porta a fare le crociate su temi sociali, la Verità è Cristo. Da Lui nasce la nostra missione. Una missione che ci chiama all’accoglienza di tutti… ma proprio tutti. Che ci porta a formare le coscienze e non ad imporre fardelli. Perché solo Cristo Verità ci conduce alla libertà interiore, non al giudizio, all’esclusione… Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge.

“Siamo avvisati. Se prendiamo sul serio lo Spirito, lui arriva e sovverte. È tempo di invocarlo. È tempo di accoglierlo. È tempo di Pentecoste, qui, ora”.

Buona Pentecoste!